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di Carola Frediani


Indovinello: come si fa ad avere 8,7 milioni di “seguaci” su Twitter senza avere digitato mai un tweet? Risposta: basta chiamarsi Barack Obama. La scomoda verità del primo presidente americano 2.0 della storia consiste infatti nella sua scarsa propensione a usare in prima persona gli strumenti che tanto lo hanno aiutato nella corsa alla Casa Bianca. In particolare, nel caso della piattaforma di cinguettii, pare che i messaggi compulsati direttamente da Obama si contino sulle dita di una mano.

Il primo in assoluto è stato pubblicato all’inizio del 2010, in occasione della visita del presidente alla Croce Rossa. Curiosamente, in quel frangente, invece di usare il proprio account ha preso in prestito quello dell’organizzazione umanitaria. Mentre nel novembre 2009 la Rete aveva accolto sbigottita una dichiarazione del presidente, che spiegava di non aver mai usato Twitter: “Troppo imbranato”, si era definito, per digitare sul telefonino. Ingenuità che poteva permettersi sull’onda lunga della sua clamorosa elezione. Ma ora il clima è cambiato, le elezioni 2012 si avvicinano e i social media non possono essere più trascurati.

E, dunque, ecco la notizia che farà finalmente fremere di soddisfazione milioni di followers: il presidente americano, in alcune occasioni, twitterà personalmente. E in tal caso i messaggi dell’account @barackobama si concluderanno con la sigla –BO (come già accaduto), per distinguerli da quelli del suo staff elettorale. Lo stesso per i messaggi pubblicati sul suo profilo Facebook, che conta l’incredibile cifra di 21 milioni di amici. Più in generale, c’è da aspettarsi un aumento del flusso di post sugli account di Obama dei due più importanti siti sociali: e anche qualche idea innovativa per attrarre partecipazione.

Il Weinergate - la fantozziana vicenda del deputato democratico Anthony Weiner, che per errore ha postato su Twitter, in forma pubblica, le foto delle proprie parti intime che pensava di inviare a una sua “follower” - non sembra aver spaventato i consiglieri del presidente. E sì che invece gli altri politici hanno tirato il freno: dopo il sexy-scandalo seguito a quell’imbarazzante messaggio, ha rivelato un’indagine, il numero di tweets inviato dai parlamentari repubblicani è crollato del 29 per cento, quello dei democratici del 27.

Ma Obama non può permettersi troppa prudenza al riguardo: i risultati che ha ottenuto sul web nel 2008 sono  lontani ere geologiche. Se allora bastava presenziare bene YouTube, Facebook, la blogosfera, oggi c’è già chi pronostica per Twitter il ruolo centrale nelle elezioni del 2012. Una previsione che potrebbe anche rivelarsi corretta, d'altra parte persino in Italia - dove gli utenti sono ancora pochi rispetto agli Stati Uniti - il sito dei cinguettii ha giocato un ruolo nelle elezioni milanesi e nei referendum.

La campagna del 2008, per Obama, era stata fondamentale dal punto di vista della raccolta fondi: il candidato afroamericano aveva raccimolato 750 milioni di dollari, di cui 500 milioni attraverso le donazioni online. Ma alla prossima tornata elettorale c’è da scommettere che anche i repubblicani non saranno da meno.

Anche per questo la strategia digitale di Obama sembra avere l'obiettivo immediato del consenso, rispetto al precedente desiderio di cambiare in profondità il modo di governare attraverso la cultura digitale. In tal senso si possono leggere le dimissioni dell’autorevole Vivek Kundra, che abbandona il posto di Chief Information Officer (il capo dei sistemi informativi) del governo federale, dove seguiva progetti delicati come Data.gov, sulla trasparenza della pubblica amministrazione. I problemi di budget, a quanto pare, hanno tolto spazio all’innovazione.

Il web, insomma, continua a funzionare meglio quando è “di lotta” e non “di governo”. E anche in questo caso – anzi, a maggior ragione - l’ingessatura istituzionale non aiuta. Basta guardare quel primo tweet pubblicato da Obama: “Essere padre talvolta è il mio lavoro più duro, ma sempre anche il più gratificante. Buona festa del papà a tutti”. Siamo ancora così lontani da quello che la Rete si aspetta da Obama. Mentre il 2012 è dietro l’angolo.