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Amina Araff, la trentacinquenne diventata simbolo della rivolta in Siria con il suo blog A gay girl in Damascus e dopo che si era diffusa la notizia della sua scomparsa, in realtà non esiste. Dietro la falsa identità della blogger lesbica che ha preso in giro il mondo grazie al web, denunciando di essere vittima della repressione del regime di Assad, c’è un uomo di 40 anni, statunitense, Tom MacMaster.

Già nei giorni scorsi molti avevano sollevato dubbi sull'esistenza dell'eroina della rivoluzione siriana. Soprattutto quando il Wall Street Journal aveva rivelato che la foto pubblicata di Amina ritraeva in realtà una donna londinese. Poi, domenica 12 giugno è arrivata la soluzione del giallo.

L'ha rivelata il Washington Post, riferendo che MacMaster ha confessato il mistero di Amina e, proprio sul blog, ha chiesto scusa ai suoi lettori, spiegando che il "personaggio che aveva creato era di fantasia mentre i fatti raccontati sul suo blog sono veri". E poi: "Credo di non aver danneggiato nessuno.
Gli eventi vengono plasmati dalle persone che li vivono su base quotidiana. Ho solo cercato di illuminarli per un pubblico occidentale". Firmato Tom MacMaster, Istanbul, Turchia, 12 luglio 2011. MacMaster ha aperto il blog di Amina con la moglie Britta durante una vacanza in Turchia. La coppia ha una casa in Georgia ma entrambi studiano all’università di Edimburgo dal 2010.

A chi lo accusa di aver fatto perdere di credibilità ai blogger davvero esistenti che raccontano dalla Siria le proteste e la repressione del regime di Assad, MacMaster ha spiegato alla BBC Scotland: "Ho cercato di mantenere alta l'attenzione su questi temi. Sono stato in contatto con diverse persone residenti in Siria. E la gente ora dovrebbe smettere di concentrarsi sulla burla e pensare invece alle persone reali che in questo momento stanno soffrendo in Siria". E a proposito della donna londinese a cui ha rubato la fotografia, MacMaster ha aggiunto: "Mi scuso. Un giorno cercavo di dare un volto ad Amina, mi sono imbattutto nell'immagine della signora londinese e subito ho pensato: 'Quella è la faccia giusta'. Pensavo che il blog lo leggessero poche persone".