di Raffaele Mastrolonardo

Più di 1 milione e 300 mila euro (331 mila 698,19 per l'esattezza): questo il budget su cui ha potuto contare WikiLeaks nel 2010 grazie alla generosità degli utenti. Di questi, quasi un terzo (401 mila 824) sono andati a coprire le spese del progetto e dunque gli investimenti in tecnologia e gli stipendi dei membri più assidui. Mentre il sito di Julian Assange ritorna a far parlare di sé con le ultime rivelazioni su Guantanamo, la Wau Holland Foundation, fondazione tedesca che raccoglie le donazioni per conto del paladino della trasparenza, getta finalmente un po' di luce sulle finanze della sua creatura, fin qui piuttosto opache e per questo oggetto di polemiche

Ora, almeno per quanto riguarda il 2010, anno in cui Wikileaks ha raggiunto la popolarità, alcuni dei dubbi possono essere dissipati, a cominciare da quelli relativi all'allocazione delle risorse da parte del progetto. Stando a quanto si legge nel rapporto, intitolato “Project 04: Enduring freedom of information”, nel 2010 WikiLeaks ha speso quasi 60 mila euro solo per la manutenzione dei server, la banda per le connessioni e varie tecnologie di trasmissione. Più o meno la stessa cifra è servita a coprire i costi di spostamento dei membri dell'organizzazione che, si precisa, hanno viaggiato per lo più in classe economica. Più alti, sui 143 mila euro, risultano gli esborsi per le campagne a sostegno dei vari scoop messi a segno dal sito, dalla produzione del video “Collateral Murder”, all'analisi e all'organizzazione dei documenti relativi a Iraq, Afghanistan e alle comunicazioni diplomatiche degli Stati Uniti. Quasi 33 mila euro sono poi andati a coprire consulenze legali e oltre 104 mila euro sono serviti come remunerazione per i capi progetto e gli attivisti coinvolti nelle varie attività. Quale sia la percentuale di questa cifra andata a Julian Assange non è tuttavia specificato. Secondo il Wall Street Journal, però, che alle finanze di WikiLeaks aveva dedicato un articolo, nel 2010 Assange avrebbe ricevuto 66 mila euro.

Al di là della ripartizione delle risorse il rapporto della Wau Holland Foundation permette di sapere qualcosa di più sui flussi di donazioni al sito. Quasi la metà dei soldi (635 mila 772,73) sono arrivati attraverso il sistema di pagamenti online PayPal (che però dal 4 dicembre scorso ha sospeso le transazioni indirizzate a WikiLeaks). Il resto ha raggiunto le casse del progetto grazie a bonifici bancari. Quanto all'andamento dei finanziamenti, il picco si è avuto ad aprile, in corrispondenza del primo grande scoop di WikiLeaks: un video che mostrava un elicottero americano uccidere dei civili a Baghdad. Un incremento delle donazioni si è poi registrato nei mesi di novembre e dicembre quando la pubblicazione dei segreti diplomatici americani e le vicissitudini personali e giudiziarie di Julian Assange hanno portato il sito sulle prime pagine dei giornali di tutto il mondo. Degno di nota, inoltre, il fatto che i 635 mila euro raccolti tramite PayPal provengono da più di 25 mila donazioni diverse, con una media di 24,70 euro a transazione, segno che il microfinanziamento resta la chiave per la sopravvivenza di WikiLeaks.

Per quanto riguarda la provenienza del sostegno finanziario, a fare la parte del leone sono gli Stati Uniti che, nonostante l'imbarazzo causato dal sito al Dipartimento di Stato, risultano responsabili di oltre 219 mila euro di donazioni, il 34 % dei soldi inviati tramite PayPal. Al secondo e terzo posto Germania (14,4 %) e Gran Bretagna (12,3 %). Undicesima l'Italia da cui sono arrivati aiuti economici per meno di 11 mila euro. Meglio hanno fatto anche Svezia e Svizzera.