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Dalla Libia al Kuwait: la mappa delle proteste

(In fondo al pezzo tutti i video sulle proteste)
Resta alta la tensione nel  Maghreb e in Medio Oriente dopo il successo delle rivolte popolari in Tunisia e in Egitto. E per sabato 19 febbraio si annuncia una nuova Giornata della collera.

Libia - E' sempre più in fiamme l'est della Libia - da Bengasi ad Al Bayda e oltre, verso il confine con l'Egitto - nonostante il pugno di ferro messo il campo dal leader Muammar Gheddafi che, attraverso "i Comitati rivoluzionari e il popolo", ha minacciato "i gruppuscoli" anti-governativi di una repressione "devastante". Decine i morti (tra 28 e 50) di cui tra giovedì 18 e venerdì 19 febbraio è giunta notizia da varie località senza ottenere conferme indipendenti. Le informazioni si susseguono a ripetizione, laddove riescono a filtrare attraverso la censura, nonostante i telefoni bloccati e le comunicazioni non facili che, anche via Internet, riescano a dribblare con estrema difficoltà il controllo del quarantennale regime di Gheddafi. Due poliziotti impiccati dai manifestanti ad Al Bayda (terza città del Paese), la sede della radio incendiata a Bengasi (seconda città, da sempre 'ribelle'), dove ci sono state altre proteste e scontri. Le forze dell'ordine hanno successivamente ricevuto l'ordine di ritirarsi dal centro delle due località, ufficialmente "per evitare ulteriori scontri con i manifestanti e altre vittime". Ma nello stesso tempo non si allontanano, le circondano e prendono il controllo di tutte le vie d'accesso, sia per impedire a chi ha partecipato ai disordini di allontanarsi sia per bloccare eventuali civili o miliziani intenzionati ad unirsi alla piazza.
Queste, le notizie dalle fonti ufficiali. Alle quali in serata si è unito il sito di un giornale online vicino al figlio riformista di Gheddafi, Seif al Islam, che ha ammesso 20 morti a Bengasi e sette a Derna, dove venerdì si sono celebrati i funerali delle vittime di giovedì. Ci sono stati morti anche in due prigioni (Jadaida a Tripoli, al Kuifiya a Bengasi) dove i detenuti avrebbero approfittato della situazione instabile per scatenare una rivolta. A Tripoli invece, per tutta la giornata la vita è andata avanti abbastanza normalmente. Gheddafi si è fatto vedere nel centro della città, nella Piazza Verde, dove è stato salutato con entusiasmo dai suoi sostenitori.

Egitto - In Egitto decine di migliaia di persone sono tornate ad assieparsi in piazza Tahrir, al Cairo, per celebrare la Giornata della Vittoria. La piazza è stata l'epicentro delle proteste che per 18 giorni si sono susseguite in Egitto fino alla caduta, l'11 febbraio, di Hosni Mubarak. Pronunciando il sermone del venerdì, lo sceicco Yusuf Al Qaradawi ha sollecitato i leader arabi e islamici ad ascoltare le richieste del popolo perché "il mondo è cambiato, è andato avanti, e con esso è cambiato anche il mondo arabo".
Il Consiglio Supremo delle Forze armate egiziane, che attualmente detiene le redini del Paese dopo la caduta di Mubarak, ha annunciato che nessun componente dell'esercito
prenderà parte alle prossime elezioni come candidato alla presidenza.

Algeria - Dopo la protesta di sabato scorso, domata da30mila agenti schierati per le strade, anche per sabato è in programma ad Algeri una manifestazione antigovernativa organizzata tramite Internet dal Coordinamento Nazionale per il Cambiamento e la Democrazia, ma non autorizzata dalle autorità. E' stata invece autorizzata una manifestazione a Orian, nell'ovest del Paese, a patto che si svolga in un ambiente chiuso. Si prevede che in piazza ad Algeri scenderanno circa duemila persone per chiedere le dimissioni del presidente  Abdelaziz Bouteflika, 73 anni, e dei generali.
Lunedì il Ministro degli Esteri algerino, Mourad Medelci, ha annunciato che "a giorni" sarà revocato lo stato di emergenza, in  vigore da 19 anni.
Con quasi 35,4 milioni di abitanti e un tasso di  disoccupazione pari al 10,2%, il Paese è attraversato da un malcontento molto forte. Dall'inizio di gennaio si sono registrati una decina di casi di autoimmolazioni. Per fronteggiare l'emergenza il  governo algerino è dovuto intervenire per fermare l'aumento dei  prezzi e promesso nuove misure contro la disoccupazione crescente. 

Bahrain - Un'imponente manifestazione è in programma per sabato, mentre quattro persone sono morte negli scontri a Manama tra polizia e manifestanti dell'opposizione, che chiedono una svolta democratica per questa monarchia del Golfo. Almeno 25 persone sono invece state ferite dal'esercito, che ha sparato sulla folla, per poi impedire alle ambulanze e ai medici di prestare soccorso. A Manama le autorità hanno provveduto a sgomberare la piazza, e schierato in strada mezzi dell'esercito, pronti a intervenire per far rispettare l'ordine pubblico.
La crisi in corso nel Bahrein è particolarmente delicata in quanto condotta da una maggioranza sciita contro una minoranza sunnita, che guida il Paese. La dinastia reale degli Al-Khalifa è al  potere dal 18esimo secolo.
L'esito della disputa tra sunniti e sciiti in Bahrain potrebbe influenzare le tensioni tra le due confessioni nell'intero Medio Oriente. Se gli sciiti dovessero assumere il potere a Manama, questo avrebbe ripercussioni sulla popolazione sciita in Arabia Saudita e in Iran.

Iran - L'Onda Verde tornerà in piazza domenica a Teheran per ricordare i due manifestanti uccisi lunedì nella capitale durante le proteste del movimento riformista in solidarietà con il popolo egiziano e contro la politica di Mahmoud Ahmadinejad, la cui rielezione era già stata contestata nel 2009.
Intanto per sabato il governo ha organizzato una contromanifestazione per 'attaccare' il movimento riformista. Teheran aveva vietato l'evento di lunedì, messo agli arresti domiciliari il leader dell'opposizione Mehdi Karroubi e fermato diversi giornalisti, ma migliaia di manifestanti avevano comunque sfidato il governo e si prevede faranno lo stesso domenica. Le autorità, nel frattempo, hanno dichiarato 'guerra' ai leader dell'opposizione e il capo della Magistratura della Repubblica Islamica, l'ayatollah Sadeq Larijani, ha annunciato un nuovo provvedimento mirato a limitare ulteriormente la libertà d'azione dei dirigenti dell'Onda Verde.
Il governo bloccherà tutti i messaggi che Mir-Hossein Mousavi e Mehdi Karroubi invieranno tramite i social network ai propri  sostenitori. Nelle ultime ore è stato anche arrestato Qaneh Jaleh, fratello di Saneh, uno dei due manifestanti uccisi durante la protesta di lunedì.

Marocco - Domenica sarà la volta anche del Marocco, che finora era stato l'unico Paese dell'area risparmiato dall'ondata di proteste, ma che, come la Tunisia, sta vivendo un  difficile momento economico.
Nello Stato con 32,3 milioni di abitanti e il 10% di  disoccupati, inoltre, la reputazione della famiglia reale è stata danneggiata dai file di Wikileaks, in cui si denuncia una "avidità feroce" dell'entourage di re Mohammed VI. Ma la monarchia, forte del  sostegno di ampi settori della società, è stata finora in grado di contenere le proteste. Una manifestazione di protesta è in programma  per mercoledì 23 febbraio in quello che è considerato uno dei Paesi più corrotti al mondo.
Ed è proprio la corruzione che ha fatto perdere al Paese circa 2,8 miliardi di euro l'anno in entrate statali tra il 1998 al 2004. Le riforme e la sanzioni applicate contro la corruzione sotto la  pressione dei Paesi donatori, non hanno avuto gli esiti sperati. 

Yemen - Anche a Sana'a, capitale del Paese, sono state registrate nuove proteste antigovernative e scontri tra sostenitori del governo e studenti, che chiedono le dimissioni del  residente Ali Abdullah Saleh. Ma secondo quest'ultimo, "al potere  possono arrivare tutti, attraverso elezioni" perché "è finita  l'epoca dei colpi di stato e del caos" e perché è inutile provocare il "caos nelle strade".
Proteste sono state organizzate in altre province dello Yemen, come al-Bayda, al-Hodayda, Taiz, Abyan e Aden. Intanto a Sana'a un gruppo di religiosi ha fatto appello alla formazione di un governo di  unità nazionale per evitare il caos nel Paese.
E Saleh ha avviato colloqui con i leader delle principali tribù e comunità dello Yemen, ma anche con alti funzionari del governo, compresi i vertici militari e della sicurezza.

Albania - E intanto, nel Mediterraneo, decine di migliaia di manifestanti sono tornati a manifestare  in Albania chiedendo le dimissioni del premier Sali Berisha e la convocazione di elezioni anticipate. La dimostrazione è stata convocata dal partito socialista che fa capo al sindaco di Tirana Edi Rama. "Dobbiamo riunirci a Tirana per protestare pacificamente ma in modo fermo contro il regime di Sali Berisha e chiedere elezioni anticipate", ha dichiarato Rama. La manifestazione si tiene ad un mese dalla dimostrazione che si era conclusa con la morte di 4 manifestanti il 21 gennaio.

I video delle proteste