Obama: torniamo a sognare come ai tempi di Kennedy
25 gennaio 2011
Nel discorso sullo Stato dell'Unione il presidente Usa fa appello all'unità per vincere le sfide del futuro. Il deficit può essere ridotto di 400 miliardi di dollari in 10 anni congelando le spese discrezionali per 10 anni
di Carola Frediani
Nella storia americana i presidenti più memorabili sono spesso anche quelli che hanno meglio incarnato una rivoluzione tecnologica. Ancora oggi Franklin D. Roosevelt è ricordato, tra le altre cose, per i suoi discorsi radiofonici, le cosiddette "chiacchierate al caminetto". Mentre John F. Kennedy sfilò la presidenza a Richard Nixon grazie al confronto televisivo e alle sue performance davanti alle telecamere.
Oggi Barack Obama, che ha vinto le elezioni anche attraverso il web, a radio e tv preferisce YouTube e altre forme interattive di comunicazione. Lo si è visto col discorso sullo stato dell'Unione, l'appuntamento annuale del presidente che davanti al Congresso e alla nazione fa una panoramica della situazione del Paese.
Innovazione ed export, sacrifici e impegno: il presidente Usa ha fatto un appello agli americani sollecitandoli a mettere in gioco la propria creatività e a lasciar da parte le divisioni, per unirsi nell'obiettivo comune di mantenere la leadership degli Stati Uniti in un mondo sempre più competitivo. "Spetta a noi conquistare il futuro. Ma per arrivarci, non possiamo stare fermi. Come disse Robert Kennedy, 'Il futuro non è un dono, è un risultato". Nel suo primo discorso sullo Stato dell'Unione davanti a un Congresso tornato, in parte, sotto il controllo repubblicano, Obama ha delineato quello che ha definito il piano per "vincere il futuro": una roadmap di spesa in settori chiave -istruzione, treni super-veloci, energia pulita, Internet ad alta velocità - per aiutare gli Usa a superare l'impatto della globalizzazione e la sfida delle potenze emergenti come Cina e India. "
La relazione di Obama non solo è stata trasmessa in diretta dalla televisione, ma era visibile anche online in streaming. Con la differenza che chi era collegato via Internet poteva avere un'esperienza molto più ricca e interessante della trasmissione in tv. Il sito ufficiale della Casa Bianca, ad esempio, mostrava, in contemporanea al discorso del presidente, grafici, tabelle e altri contenuti pertinenti. E nelle ore successive all'evento permetteva agli utenti di interagire con alcuni collaboratori di Obama e di fare domande via Twitter (replicando all'account @whitehouse con hashtag #sotu), sulla pagina Facebook della Casa Bianca, o attraverso un tradizionale modulo online.
Un'esperienza che dunque va oltre il momento in cui viene pronunciato il discorso sullo stato dell'Unione e che anzi su questo cerca di ottenere dei feedback dagli elettori. Proprio come farà Obama giovedì 27 gennaio, quando dalla Casa Bianca, nel corso di un'intervista live, risponderà alle domande dei suoi cittadini postate su YouTube. La piattaforma di condivisione video ha già predisposto un canale apposito, dove gli utenti possono sottoporre un loro video-quesito di 20 secondi. Ma soprattutto dove possono votare quelli degli altri. Saranno infatti le domande più gettonate quelle cui dovrà rispondere il presidente. Finora in pole position ci sono interrogativi che riguardano l'economia e il lavoro ("come pensa di recuperare la fiducia dei cittadini nell'economia dopo il tracollo finanziario?”, s'interroga l'utente djrock9000), la green economy e l'indipendenza energetica ("perché siamo ancora così dipendenti dal petrolio straniero?", chiede pudgenbu), ma anche la legalizzazione della marijuana ("usiamo i soldi buttati nell'inutile guerra alle droghe per le infrastrutture", propone dohlink).
Non è la prima volta che Obama risponde alle domande degli utenti di YouTube. Lo aveva già fatto un anno fa, attraverso un giornalista che faceva da moderatore e gli sottoponeva i quesiti più votati. Ma il sito di condivisione video controllato da Google era già entrato a gamba tesa nell'agone politico durante la campagna elettorale del 2008. Attraverso il programma YouChoose il sito aveva fornito a ogni candidato un canale per dialogare con gli elettori. Una modalità di interazione in cui Obama si era distinto sugli altri.
Il problema però per il presidente americano è proprio il divario tra la sua campagna di allora, estremamente innovativa e coinvolgente per gli utenti online, e la sua attuale azione comunicativa, più ingessata dal ruolo istituzionale, che in molti non ritengono all'altezza delle aspettative. Tanto che c'è chi, come il New York Times, suggerisce a Obama di sfruttare la propria abilità nello scrivere per diventare una specie di blogger in chief, di diarista al comando, pubblicando ogni giorno qualcosa della sua esperienza al governo e rendendo partecipi i cittadini.
Purtroppo però non ci sono ricette facili per il presidente degli Stati Uniti. Anche se già il tentativo di rendere più trasparenti e aperti, grazie alla Rete, gli uffici governativi, come ha fatto Obama dal momento del suo insediamento, è in fondo un buon inizio, più di tanti post e cinguettii.
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