Strage di cristiani in Egitto: esplode la protesta copta
2 gennaio 2011
In migliaia hanno manifestato per le vie del Cairo: 10 feriti negli scontri con la polizia. Il Papa sull'attentato: "Vile gesto di morte che offende Dio e l'umanità". L'Imam di Al Azhar: "Perché il Pontefice non ha mai difeso i musulmani?". FOTO E VIDEO
Dopo la strage di cristiani ad Alessandria d'Egitto cresce nel Paese la collera dei copti, che sono scesi in strada anche nella Capitale ingaggiando scontri con la polizia e hanno cercato di dare l'assalto all'auto del grande Imam di Al Azhar - una delle massime autorità religiose islamiche del Paese - che si era recato a porgere le condoglianze al patriarca copto Shenuda III.
Proprio dal grande Imam - che è nominato dal presidente Hosni Mubarak - è giunto un aspro attacco nei confronti di Benedetto XVI: riferendosi alle parole del Pontefice sulla necessità di difendere i cristiani, Ahmed el Tayyeb le ha definite un "intervento inaccettabile negli affari dell'Egitto". Perchè il Papa "non ha chiesto la protezione dei musulmani quando venivano massacrati in Iraq?" ha poi chiesto, denunciando "una visione sbilanciata su musulmani e cristiani che rischiano di essere uccisi in tutto il mondo". Benedetto XVI è tornato a parlare dell'attentato, affermando che "questo vile gesto di morte, come quello di mettere bombe ora anche vicino alle case dei cristiani in Iraq per costringerli ad andarsene, offende Dio e l'umanità intera".
Il portavoce della Santa Sede padre Lombardi, minimizza la polemica innescata dall'Imam: "Il punto essenziale è la condanna che l'Imam ha fatto dell'attentato invitando al dialogo e alla pacifica convivenza di cristiani e musulmani in Egitto - ha detto in un'intervista a Radio Rai - per quanto riguarda, invece, l'accusa di ingerenza bisogna vedere che cosa ha inteso dire e che tipo di informazioni egli ha avuto, credo che ci siano stati dei malintesi nella comunicazione, ma non credo proprio che ci sia da insistere su queste dichiarazioni dell'imam".
L'intervento di sheikh El Azhar è giunto in una giornata di forti tensioni. Migliaia di copti sono scesi in strada al Cairo e hanno occupato quasi un chilometro di lungo Nilo: scandendo slogan contro la "mancanza di polizia", invitando alla "vendetta" e reclamando "l'uguaglianza con i musulmani", hanno cercato di sfondare il cordone della polizia vicino al ministero degli Esteri. Negli scontri dieci manifestanti sono rimasti feriti.
I cristiani, che sono fra il 6 e il 10% dei circa 80 milioni di egiziani appaiono sempre più esasperati: molti, rilevano fonti egiziane, non hanno gradito che inquirenti e politici abbiano subito cercato di addossare a esterni la responsabilita' dell'attentato, come ieri hanno detto anche il ministero dell'Interno e lo stesso presidente Mubarak.
Secondo la tv satellitare Al Jazira, che ha dato la notizia di 7 arresti per l'attentato (21 morti), gli investigatori egiziani seguono ora la pista di "un gruppo radicale locale" ma "guidato dall'estero".Sulla strage grava infatti l'ombra di Al Qaida, la cui ala irachena aveva minacciato all'inizio dello scorso novembre di colpire la comunità copta a causa di una intricata vicenda con al centro due cristiane che sarebbero state "tenute prigioniere" in monasteri perchè convertitesi all'Islam.
In vista del prossimo Natale ortodosso il 7 gennaio, intanto, è stata rafforzata la sicurezza intorno alle chiese. Un anno fa in alto Egitto otto cristiani furono falciati a colpi d'arma da fuoco all'uscita di una chiesa proprio la notte di Natale: e la polizia fece infuriare i copti perché all'inizio cercò di accreditare la pista del "crimine comune".
Il rischio di una escalation di violenze interconfessionali è stato denunciato dalla stampa: "Dobbiamo renderci conto che c'è un complotto per scatenare una guerra civile religiosa" in Egitto, ha scritto il quotidiano filogovernativo Rose el-Yussef. Da più parti si cerca di correre ai ripari: lo stesso Al Tayyeb - che guida il massimo centro teologico dell'Islam sunnita - ha annunciato la formazione di un "foro" di esponenti musulmani e copti che "formino una voce comune" e che, in riunioni settimanali, operino per placare le tensioni.
In Italia, intanto, il ministro degli Esteri Franco Frattini ha sollecitato un intervento dell'Europa, chiedendo una discussione politica alla prossima riunione dei ministri degli Esteri Ue. Guarda il servizio di SkyTG24
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