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Julian Assange è stato scarcerato. L'Alta Corte di giustizia di Londra ha respinto il ricorso della procura svedese contro la libertà su cauzione per il fondatore di Wikileaks, decisa dal magistrato di Westminster. Martedì scorso un tribunale di primo grado aveva stabilito che il 39enne potesse essere scarcerato su cauzione, ma i procuratori si sono appellati contro la decisione. Il fondatore di Wikileaks avrà un domicilio coatto con obbligo di firma e dovrà portare un braccialetto elettronico per essere sempre localizzabile. La prossima udienza per l'estrazione in Svezia è fissata per l'11 gennaio, ma il procedimento potrebbe richiedere mesi.

Il fondatore di Wikileaks, appena rilasciato ha dichiarato: "E' bello respirare di nuovo l'aria fresca di Londra. Grazie a tutti quelli che hanno avuto fiducia in me", aggiungendo poi che "La giustizia britannica non è ancora morta". Il fondatore di Wikileaks ha poi assicurato che "continuerò a battermi per far riconoscere la mia innocenza", spiegando qui che "nel periodo in cui sono rimasto imprigionato in una cella in fondo a un carcere vittoriano, in regime di isolamento, ho avuto il tempo per riflettere sulle condizione di quelle persone in giro per il mondo che sono rinchiuse anche loro in isolamento: anche loro hanno bisogno della vostra attenzione e del vostro sostegno".

Dopo che è stata versata la cauzione di 200mila sterline più 40mila in fideiussioni e sono stati completati gli adempimenti, il fondatore di Wikileaks si è trasferito da una cella d'isolamento vittoriana al confino dorato in un elegante maniero di epoca georgiana, circondato da 250 ettari di boschi e campi, ai confini tra Norfolk e Suffolk. La casa è dell'amico giornalista Vaughan Smith, che lo aveva già ospitato nei mesi scorsi. Il fondatore di Wikileaks dovrà trascorrerci almeno quattro ore di giorno e altrettante di notte e firmare in un commissariato alle 18.

Il 39enne australiano, il cui sito ha provocato l'ira degli Stati Uniti dopo la pubblicazione di alcuni dei 250.000 file segreti della diplomazia statunitense, era stato accusato quest'anno di molestie sessuali da due volontarie di Wikileaks, durante un soggiorno di Assange nel paese scandinavo. Il fondatore del sito ha sempre respinto le accuse e si sta opponendo al tentativo svedese di estradarlo.
Nei giorni scorsi, sulla scia di Wikileaks, sono nati vari siti dedicati alla pubblicazione online di documenti riservati. Ma il più atteso, creato dall'ex braccio destro di Assange, deve ancora arrivare.

Continua la diffusione dei file riservati - Intanto, Wikileaks continua a diffondere nuovi documenti. Da una comunicazione riservata dell'ambasciata Usa a Baku è emerso che diciotto mesi prima dell'incidente che provocò la marea nera nel Golfo del Messico, c'era stata un'esplosione su un'altra piattaforma della Bp, in Azerbaigian. Il grave incidente è segnalato in un cablogramma del 26 settembre firmato dall'ambasciatore, Anne Derse: "Il 17 settembre l'acqua intorno alla piattaforma Central Azeri, una delle più importanti dell'Azerbaigian, ha iniziato a ribollire, e i sistemi di allarme hanno rilevato alti livelli di gas". Ne è seguita un'esplosione con fuoriuscita di "acqua, fango e gas" e sono stati evacuati i 211 lavoratori della piattaforma. Dai cablogrammi si evince che i rapporti tra Bp e il governo azero si fecero molto tesi dopo l'incidente.
Nel gennaio 2009 ci fu un incontro in cui i vertici locali della Bp rassicurarono l'incaricato d'affari dell'ambasciata Usa, Don Lu, che la produzione sulla Central Azeri sarebbe ripartita dopo la chiusura di alcuni "pozzi sospetti da cui si pensa che fosse originata la fuga di gas a causa di una crepa nel cemento del rivestimento". Il commento del diplomatico fu di sollievo: "E' una buona notizia, perché vuol dire che c'è da lavorare solo sui pozzi, fatto preferibile rispetto alla perdita della piattaforma". Una frase che ora rischia di riaccendere la polemica negli Usa, dove l'Amministrazione Obama ha appena annunciato di aver sporto denuncia contro la Bp e la compagnia assicurativa Lloyds in merito al disastro ambientale causato dall'incidente alla piattaforma Deepwater Horizon, dopo l'esplosione del 20 aprile.

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