di Carola Frediani

Al di là di come la si pensi sulla questione della privacy online e delle identità digitali, rimane un fatto incontrovertibile: condividere, nell'era del web 2.0 e dei social network, è immediato, facile e quasi automatico; ma sapere esattamente chi può accedere alle nostre informazioni e in che modo è assai meno intuitivo. Un po' perché l'urgenza di postare un messaggio, pubblicare una foto o fare un "like" è tale che tutto il resto passa in secondo piano; un po' perché muoversi tra la cascata di impostazioni, regole e conseguenze di piattaforme complesse - anche quando appaiono semplici - come Facebook non è impresa banale.

Ora a soccorrere gli utenti ci pensa I Shared What?!? (Ho condiviso cosa?!?), un sito che fa vedere ai cybernauti quali delle proprie informazioni sono visibili a soggetti terzi, che non siano loro amici, in base alle impostazioni di privacy adottate. In pratica il servizio permette di visualizzare esattamente i dati che un utente iscritto a Facebook condivide quando utilizza le applicazioni presenti sul social network o quando va sui siti ad esso collegati tramite il pulsante Connect.

Basta andare su I Shared What?!?! e loggarsi con la propria identità Facebook per vedere se si condividono solo dati di base come il nome e il fuso orario o dettagli più delicati come la lista dei propri amici, l'indirizzo email e il numero di telefono, gli interessi, i libri o la musica elencati nel profilo, i link condivisi, le pagine che sono piaciute, la bacheca e i suoi contenuti.

Secondo i gestori del sito, definito anche un "simulatore di informazioni condivise", navigare il web sociale è come guidare un'automobile: un'esperienza che può essere "incredibilmente potente" ma anche "intrinsecamente pericolosa". Di qui la necessità di imparare a muoversi e a rispettare il codice della strada per evitare incidenti. Anche perché ogni mese, tra i 500 milioni di iscritti a Facebook,  più di 150 milioni interagiscono con siti esterni integrati con il social network attraverso Connect, mentre più del 70 per cento utilizza una qualche applicazione tra quelle sviluppate da terzi e collegate alla piattaforma di Marc Zuckerberg. Le stesse app sono più di 550mila. Un crescente ecosistema che attinge ai profili degli utenti per ricavare informazioni utili ai fini del marketing e della profilazione.

Non è comunque la prima volta che nascono applicazioni o servizi per aiutare gli utenti del social network in blu a tutelare la propria privacy: qualche mese fa aveva debuttato SaveFace, che cambia automaticamente le impostazioni sulla privacy di un iscritto in senso più restrittivo. Un'operazione non dissimile da quella effettuata da ReclaimPrivacy.org. Mentre PrivacyDefender visualizza con un diagramma le informazioni scottanti che un utente rischia di condividere in modo inconsapevole, e all'occorrenza le cambia in "solo per amici". Che è poi la frase magica da tenere sempre a mente quando si vuole guidare con la cintura di sicurezza.