11 SETTEMBRE, I 102 MINUTI CHE SCONVOLSERO IL MONDO

di Raffaele Mastrolonardo


Come si sono sentiti gli americani il giorno dell’11 settembre? Possiamo immaginarlo, e molto è stato scritto in proposito, ma dirlo con certezza non è possibile.
Tuttavia, un passo verso una comprensione più scientifica delle reazioni collettive all’evento che ha definito il decennio è arrivato una settimana fa grazie a un gruppo di psicologi tedeschi e a WikiLeaks, il sito la cui missione è pubblicare documenti segreti.
La risposta degli studiosi è che la rabbia, più che sentimenti come ansia o tristezza, è stata l’emozione che ha maggiormente impregnato il cuore degli statunitensi durante e dopo gli attacchi alle Torri Gemelle.
Un fatto che, secondo alcuni, può spiegare molto delle reazioni politiche all’attentato. Come si sia arrivati a questa ipotesi e che cosa abbiano in comune degli accademici tedeschi e il sito che più fa arrabbiare il Pentagono è presto detto: 500 mila messaggi di testo inviati da cerca-persone americani l’11 settembre 2001.

WikiLeaks li ha pubblicati lo scorso novembre, un gruppo di psicologi dell’Università di Magonza ha deciso di analizzarli da vicino per realizzare una cronologia degli stati d’animo di quel giorno, a partire dalle 6 del mattino all’una di notte.
Come mostra anche un grafico, la sequenza rivela una netta prevalenza della collera. Le linee del diagramma indicano infatti che la tristezza è rimasta relativamente stabile con il passare delle ore e l’ansia ha subito oscillazioni in corrispondenza di alcuni eventi (nuove notizie, dichiarazioni ufficiali) ma non ha mostrato una tendenza ad aumentare.
Al contrario, la rabbia è cresciuta costantemente, minuto dopo minuto, tanto che alla fine della giornata i messaggi che esprimevano collera erano 10 volte superiori rispetto alla mattina.

Ma quali conseguenze si possono trarre da una simile analisi? Come ha notato qualcuno, la rabbia può facilmente indurre a chiedere vendetta e riparazione per quanto è stato subito e dunque rendere ragione delle decisioni del governo americano che ha optato per l’attacco all’Afganistan e all’Iraq.
Secondo altri, come lo psicologo Steven Neuberg dell’Arizona State University, è difficile stabilire una consequenzialità tra questi stati d’animo e le decisioni politiche delle autorità Usa al tempo.
Di diverso parere il collega Douglas Kenrick: a suo avviso, il supporto per le guerre lanciate dall’amministrazione Bush dimostra che la “furia” scatenata da attacchi terroristici non “viene rimpiazzata abbastanza in fretta da un’analisi razionale”.

I messaggi resi noti da WikiLeaks sono stati inviati da cerca-persone di proprietà di individui che lavoravano in organizzazioni pubbliche e governative come il Pentagono, l’Fbi o la Polizia di New York.
Ancora oggi, costituiscono uno degli scoop più popolari del sito che è nato come piattaforma a disposizione di chiunque voglia rivelare documenti scottanti. Tra le ultime rivelazioni del sito, un rapporto della Cia che, fra le altre cose, puntava i riflettori sul rapimento dell’imam Abu Omar in Italia, e 75 mila bollettini sulla guerra in Afganistan. Lo studio degli psicologi dell’Università di Magonza è stato pubblicato sull’ultimo numero della rivista Psychological Science.