Frattini: "Da Teheran ancora nessuna decisione su Sakineh"
Il ministro degli Esteri: "Il nostro ambasciatore ha incontrato l'altro ieri le autorità iraniane, che ci hanno riferito che nessuna disposizione è stata ancora presa". Intanto il figlio ringrazia l'Italia per la mobilitazione
Non ci sarà , almeno per il momento, la temuta lapidazione di Sakineh Mohammadi Ashtiani, la donna condannata in Iran per adulterio e concorso in omicidio del marito. E' stato il ministro degli Esteri Franco Frattini a frenare sull'ipotesi di una pericolosissima accelerazione sulla sorte di Sakineh, circolata dopo l'allarme lanciato a Parigi dal filosofo Bernard-Henri Levy in vista, venerdì prossimo, della fine del Ramadan. "Il nostro ambasciatore ha incontrato l'altro ieri le autorità iraniane, che ci hanno riferito che nessuna decisione è stata ancora presa", ha assicurato il titolare della Farnesina. A Teheran c'è "una riflessione in corso", e "noi continueremo a tenere duro con forza", ha spiegato Frattini, ribadendo la disponibilità ad incontrare il collega iraniano Mottaki, magari anche a Roma. Supportati dall'imponente mobilitazione internazionale, i fili sottili della diplomazia sembrano quindi ottenere i primi risultati. Ma la 'schiarita' è arrivata dopo una giornata vissuta nel segno della paura, con le parole di Levy che denunciavano un macabro conto alla rovescia per Sakineh. Durante la lunga conferenza stampa che si è tenuta oggi nella sede della stampa estera, a Parigi, è intervenuto al telefono anche il figlio di Sakineh, Sajjad, che ha ringraziato "il mondo per il suo sostegno. Se non ci fosse questa pressione mediatica internazionale - ha detto - mia madre potrebbe essere già morta".