di Nicola Bruno

Per ora è solo un gioco. Almeno in Italia. Sei in stazione ad aspettare la coincidenza di un treno in ritardo. Apri l’app di Foursquare sul cellulare e la tua “venue” (località) viene rilevata automaticamente attraverso il Gps. Decidi di fare “check-in”, e cioè di rendere pubblico il luogo in cui ti trovi. I tuoi amici potranno visualizzarlo all’istante sul proprio smartphone. E se qualcuno si trova nei paraggi (e magari è nella tua stessa, disperata, situazione) potrà raggiungerti al volo per ingannare l’attesa.

PRO
Altra situazione. Sei in vacanza a Roma. Ti aggiri per Campo de’ Fiori sperando di trovare una trattoria che non sia una trappola per turisti. Apri Foursquare e clicchi sulla mappa del quartiere: vedi subito una serie di bandierine con i “tips” sui posti da visitare e quelli da evitare lasciati dagli altri utenti. Decisamente utili, ad esempio, i suggerimenti dei “sindaci” del luogo: si tratta degli iscritti che hanno ricevuto questo riconoscimento per aver fatto più check-in in una località e quindi, si suppone, dovrebbero essere abbastanza fidati…
Una volta localizzato nella trattoria, puoi ricevere i consigli degli amici via Facebook o Twitter: “Ottima la pasta cacio e pepe, evita il risotto agli scampi”. E lo stesso vale anche per altri servizi, come un meccanico imbroglione o una farmacia con personale incompetente.

Se ti trovi negli Stati Uniti, Foursquare può diventare ancora più utile. Starbucks e McDonalds offrono buoni sconto quando un utente viene rilevato nelle vicinanze (del tipo: un dollaro in meno per un frappuccino o un sandwich). In occasioni delle Olimpiadi Invernali e della Settimana della Moda il New York Times offriva suggerimenti sui posti da visitare proprio attraverso Foursquare.
Il Wall Street Journal ci ha investito ancora di più: a New York pubblica un flusso continuo di “to-do” (eventi da non perdere). Ad esempio, passeggi sulla Fifth Avenue, fai check-in e improvvisamente compare il messaggio: “Alle 19 spettacolare performance di Marina Abramovic al Moma”. Oppure tutti i bar dove c’è wi-fi gratuito e puoi fare una conference-call in santa pace, MTV e altri colossi statunitensi dell’intrattenimento propongono giochi alla ricerca di badge, in cui l’utile (info su concerti e locali) si unisce al dilettevole (diventare una Superstar in base ai badge conquistati).

CONTRO
Attenti però a non farsi prendere troppo la mano. L’universo dei social-network basati sulla posizione può nascondere molte trappole. Anche perché gli amici (soprattutto all’inizio) spesso sono gli stessi di Facebook e Twitter. Se non si fa attenzione nel momento della selezione, ci si può trovare con autentici guastafeste alle calcagne.
Un esempio (da una storia vera): sei all’aperitivo con i tuoi amici e fai check-in; dopo dieci minuti si presenta quell’amico insopportabile del liceo che si è auto-invitato pensando di essere un ospite gradito... Su Facebook potevi anche tollerarlo, ma ora come fai ad evitarlo? Oppure: sbadatamente hai messo il tuo capo tra i follower; in pochi click può visualizzare tutti i posti in cui hai fatto check-in nelle ultime settimane; e magari scoprire che quel giorno che ti sei dato malato eri in realtà a divertirti a un aperitivo. Lo stesso vale per un genitore: credevi che tuo figlio fosse andato a scuola? No, è stato tutta la mattinata a zonzo per i bar del centro.

Se Twitter e Facebook ci chiedevano la banale questione “Cosa stai facendo in questo momento?” e si poteva inventare tutto di sana pianta, Foursquare e compagnia vanno ancora più a fondo: “Dove sei in questo momento? Posso raggiungerti?”. E il Gps difficilmente mente. Una pacchia per fidanzati gelosi con tendenze stalker, genitori apprensivi o datori di lavoro con la sindrome degli impiegati fannulloni.

Un esempio? Il giornalista del Guardian Leo Hickman ha testato questa nuova forma di cyber-stalking a discapito di un perfetta sconosciuta incontrata su Foursquare. E’ riuscito a risalire al suo luogo di lavoro, la stazione della metro che prende ogni giorno, i supermercati dove fa la spesa e i locali dove si incontra con gli amici. E’ bastato fare qualche ricerca con Google, per conoscere vita, morte e miracoli della sconosciuta.

Ancora più che su Facebook e Twitter, meglio quindi stare attenti alle impostazioni di privacy. E utilizzare molta prudenza, selezionando bene i follower ed evitando ad esempio di fare check-in quando si torna o si esce di casa (potrebbe sempre esserci un potenziale ladro in ascolto).

MARKETING E PRIVACY
Non c’è dubbio che Foursquare e gli altri geo-social-network rappresentino il sogno di tutti i pubblicitari: localizzare il punto esatto in cui si trova un utente diventa un’ottima esca per quello che si chiama “marketing di prossimità”. E proprio a questo stanno pensando Google (con il suo Latitude) e Facebook (che presto dovrebbe lanciare una funzionalità di rilevazione automatica della località). In Olanda stanno addirittura sperimentando con la realtà aumentata: basta installare l’applicazione Layar, puntare lo smartphone di fronte a sé e vedere sovrapposta una mappa tridimensionale con tutte le recensioni dei locali e le abitazioni in vendita.

Questa parte più commerciale non è per niente sviluppata in Italia. Le poche migliaia di utenti di Foursquare devono accontentarsi della sola parte ludica (e, volendo, più stupida) del social-network: una serie di badge da conquistare in base al numero di “check-in” effettuati (una bandiera se vai nello stesso posto per più di tre volte, una coppa se ti sei spostato molto, fino ad arrivare al riconoscimento più ambito, il “sindaco” di un locale o una piazza).

La serendipity (ovvero gli incontri casuali a lieto fine) può presto trasformarsi in un incubo. Per quanto Foursquare permetta di impostare diversi livelli di privacy, le informazioni condivise non sono poi così protette: sia per i troppi buchi di sicurezza che ancora presentano questi servizi, che per la possibilità di risalire all’elenco cronologico del proprio Gps attraverso i fornitori di connettività.