di Simone D’Ambrosio

Dalle parti di Berlino sembrano averci preso gusto. Dopo il guanto di sfida lanciato a Google – che ha “rubato” informazioni personali a tutti gli internauti senza fili durante la raccolta di immagini per il servizio Street View – ora è la volta di Apple, su cui le autorità tedesche hanno aperto un’istruttoria per potenziale violazione della privacy.

Il caso Google è scoppiato lo scorso maggio, quando la stessa società di Mountain View ha ammesso che per oltre tre anni di riprese con le Google car erano stati accidentalmente sottratti nomi e indirizzi di tutti i modem wi-fi incontrati, insieme a una serie di informazioni personali come password e frammenti di comunicazioni non adeguatamente protette. La confessione non è arrivata del tutto spontaneamente, ma solo in seguito all’offensiva lanciata da Peter Schaar, Garante della Privacy tedesco, che ha intimato la consegna di una lista dettagliata di tutti i dati illegalmente sottratti. Dopo aver inizialmente negato, l’estendersi a macchia d’olio di iniziative di questo tipo in Europa e negli USA, ha indotto Mountain View ha cambiare atteggiamento: “È vero. Vi promettiamo che non lo faremo più e, se volete, restituiremo tutto il maltolto”.

Sulla scia di questo successo, le autorità tedesche hanno pensato di passare la lente su un’altra major del mondo hi-tech. Il nuovo j’accuse giunge in seguito agli aggiornamenti sulle normative di privacy che Apple ha lanciato negli ultimi giorni, delineando la necessità di raccogliere alcuni dati fondamentali per fornire servizi incentrati sulla localizzazione. Sì, ma quali sono questi dati che vengono raccolti tramite iPhone e simili? Secondo quanto riportato dal quotidiano Der Spiegel il ministro della Giustizia Federale Sabine Leutheusser-Schnarrenberger esige che la società di Steve Jobs faccia immediatamente chiarezza su quale tipo di informazioni vengono raccolte, per quanto tempo e, soprattutto, a quali fini. Trasparenza assoluta, dunque. E, visti i precedenti, sembra proprio che i tedeschi facciano sul serio: Apple farebbe bene a non sottovalutare queste richieste di chiarimento, anche perché la lista delle istruttorie potrebbe allungarsi inesorabilmente. Così come è successo con Google.