Dopo le presidenziali dell'11 aprile in Ungheria, che hanno segnato il tramonto di otto anni di governo socialista con la vittoria di Viktor Orban, leader del movimento conservatore Fidesz, anche l'Austria si riscopre sensibile ai programmi della destra radicale. Benché alle presidenziali sia stato riconfermato come capo di Stato il socialdemocratico Heinz Fischer, che ha stravinto con quasi l'80% dei voti, è avanzato a sorpresa l'Fpoe di Hans-Christian Strache, che ha conseguito il 16% dei consensi.

La 51enne Barbara Rosenkranz, candidata dell'estrema destra, ha vinto chiedendo la revisione delle leggi, che proibiscono la ricostituzione del partito nazionalsocialista e la negazione dell'Olocausto. La Rosenkranz, che ha dieci figli tutti battezzati con nomi germanici come era in uso durante il Terzo Reich, s'è detta "non solo felice ma decisamente contenta" del risultato elettorale. Una vittoria, che accomuna maggiormente l'Austria all'Ungheria, dove il ballottaggio del 25 aprile ha confermato non solo la vittoria di Orban ma anche quella del partito d'estrema desta Jobbik, che con 48 deputati entra per la prima volta in Parlamento con un programma di chiara impronta xenofoba e antisemita.

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