Lo Stato spende circa 165 miliardi per gli stipendi dei dipendenti pubblici (nel 2015: cifra lorda, una parte rientra come tasse). Il numero dei lavoratori è più o meno in linea con quello degli altri grandi paesi europei. Il problema sono i servizi offerti e la valorizzaizone dei dipendenti stessi.

 

Il numero di dipendenti pubblici varia molto da regione a regione. In Lombardia rappresentano il 4,11% della popolazione. La media del resto d’Italia è del 5,64%. La differenza è pari al 27%. Non significa naturalmente che un quarto dei dipendenti pubblici vada licenziato, ma il dato testimonia grandi incongruenze e disfunzionalità nella distribuzione, nelle mansioni e negli organici.

 

Nel pubblico impiego i giorni di assenza medi di un lavoratore sono 19 all’anno. Nel privato sono 13. Questa differenza, come calcolato dall’ufficio studi di Confindustria in base al costo del lavoro, da sola comporta un costo di 3,7 miliardi all’anno. Più del 2% della spesa.
E’ da notare che i “furbetti del cartellino” non rientrano in questa stima, poiché sono formalmente presenti al lavoro. Le considerazioni precedenti tengono conto solo del numero e del tasso di assenteismo. Non vengono conteggiati fenomeni come l’improduttività, la corruzione, i lavoratori sottoutilizzati, gli enti inutili, i costi della politica etc…

 

Ipotizzare un 15%-20% di spesa inefficiente in questo comparto non è esagerato.