Sono gli interessi che l’Italia deve pagare per farsi finanziare l’enorme debito pubblico vendendo sul mercato Bot, Btp etc… E’ una spesa poco “comprimibile” e soggetta a oscillazioni fuori dal controllo del governo (come avvenne negli anni del boom degli spread).

Sprechi diretti sono a prima vista impossibili da definire su questa voce, anche se esiste un ampio dibattito sulla convenienza dei derivati stipulati dal Tesoro negli anni bui della crisi (con un’incidenza di alcuni miliardi all’anno).

 

Gli interessi sul debito sono tuttavia per altri versi ascrivibili al capitolo delle “spese inefficienti” per le seguenti ragioni:


- Sono il costo di sprechi passati. Se la Francia spende per questa voce circa la metà dell’Italia, ciò dipende dall’enorme debito italiano gonfiatosi dall’inizio degli anni ’80 per effetto delle scelte politiche dei nostri governi.

 

- Gli sprechi presenti e l’inefficienza della macchina pubblica italiana alimentano il differenziale di rendimento che il paese è costretto a riconoscere (lo spread, appunto). Il “rischio Italia” discende in misura non irrisoria anche dell’inefficienza della spesa.

 

- Se lo Stato fosse capace di riscuotere le tasse avrebbe minori necessità di finanziarsi sui mercati. E’ uno spreco legato in qualche modo al costo dell’evasione.

 

Tutti i Paesi emettono debito e ne pagano gli interessi. Per le ragioni espresse sopra possiamo stimare che il 50% di questa voce (cioè l’extra-costo rispetto a un paese confrontabile come la Francia) sia assimilabile a spesa inefficiente.