Un nuovo caso emissioni potrebbe travolgere un’altra casa automobilistica. Dopo lo scandalo Volkswagen, ora a finire sotto accusa è Renault. La notizia di alcune perquisizioni negli uffici del gruppo francese ha trascinato giù il titolo in Borsa. E mentre l’azienda si difende, anche il governo di Francois Hollande cerca di tranquillizzare tutti.


Le accuse - Secondo alcuni rappresentati sindacali, citati dall'Agence France Presse, la settimana scorsa gli uffici della casa automobilistica sarebbero stati perquisiti in relazione allo scandalo Volkswagen. Gli inquirenti sarebbero intervenuti in diversi impianti giovedì scorso e avrebbero sequestrato “i pc di numerosi dirigenti" nell'impianto di Lardy, in Essone, a sud di Parigi. I settori oggetto dell'indagine, spiega il sindacato, riguarderebbero la divisione “omologazione e messa a punto dei controlli sui motori” e "lasciano fortemente pensare" che "queste perquisizioni sono legate alle conseguenze dell'affare dei motori truccati di Volkswagen". Secondo la Cgt, le perquisizioni avrebbero riguardato anche gli impianti di Guyancourt (Yvelines), Plessis-Robinson e Boulogne-Billancourt, alle porte di Parigi.

La difesa dell’azienda – La replica di Renault è arrivata con un comunicato nel quale si spiega che "la Direction Generale de l'Energie et du Climat (Dgec), interlocutore pilota della Commissione tecnica indipendente per conto del ministero francese dell'Ecologia, ritiene fin d'ora che la procedura in corso non evidenzierebbe la presenza di un software truccato sui veicoli Renault". Il gruppo ha assicurato la massima collaborazione con le autorità e ha spiegato che dopo il successo di Cop21 (la conferenza sul clima di Parigi) intende accelerare gli investimenti al servizio delle soluzioni industriali utili a preservare il pianeta.


L’intervento del governo francese – Per placare le paure è intervenuta anche Segolene Royal, ministro dell'ambiente francese. La frode sui motori di Renault "non esiste", ha detto. E ancora: "Gli azionisti e i dipendenti possono stare tranquilli". Nella vicenda Renault, ha spiegato, è stato osservato “uno sforamento delle norme" sul Co2 e l'ossido di Azoto ma "nessuna frode”. Per lei, le analisi condotte sui motori Renault e di altri due costruttori stranieri non rivelano l'esistenza di un "software illegale" per truccare le emissioni.

Crollo in Borsa per il settore auto – Ma le notizie francesi hanno gettato il panico sui Mercati. In una giornata pessima per tutto il settore dell'auto in Europa, il titolo del gruppo francese ha ceduto a Parigi il 10,2% finale a 77,75 euro. Prima della puntualizzazione della società, che ha smentito la presenza di veicoli con emissioni 'truccate', Renault aveva toccato una perdita del 20%. In sofferenza anche Fiat Chrysler: dopo la notizia di una causa da parte di una catena di concessionarie statunitense e di un presunto intervento sui dati di vendita, ha chiuso una difficile seduta a Piazza Affari in calo del 7,9% a 6,84 euro. Male anche Exor (-7,3%) e Ferrari (-4,6% a 38,2 euro, dopo un breve passaggio anche in asta di volatilità).