Allarme disoccupazione giovanile nell’area Ocse. Dei 47,9 milioni di disoccupati dei 34 Paesi dell’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico a luglio, ben 11,9 milioni sono giovani. E' quanto emerge dai dati diffusi oggi11 settembre dall'organizzazione internazionale con  sede a Parigi.
I giovani, infatti, rileva l'Ocse, continuano ad essere quelli più colpiti dalla crisi attuale: a luglio il tasso di disoccupazione  giovanile è del 16,1%, in calo di 0,1 punti percentuali nell'area dell'Ocse mentre nell'area euro si attestato al 22,6%, +0,1 punto percentuale. In Spagna si arriva al 52,9% (+0,3 punti percentuali), in Italia al 35,3% (+1,4 punti) e nella Repubblica Slovacca al 37,8%. Per quanto riguarda il nostro Paese, l'Ocse restituisce una fotografia non diversa da quella dell'Istat, che in luglio ha stimato i disoccupati under 25 al 35,3%.

Anche per quanto riguarda il livello della disoccupazione complessiva, la "maglia nera”, tra i Paesi Ocse, spetta alla Spagna con un tasso del 25,1% a luglio scorso (+0,2% sul mese precedente). Segue il Portogallo con il 15,7% (invariato su giugno), poi l'Irlanda con il 14,9% (+0,1%). In Italia il tasso è attestato al 10,7%, stabile sul mese di giugno.
Dal lato opposto della classifica si segnalano i tassi di disoccupazione di Australia, Austria, Germania, Giappone, Sud Corea, Lussemburgo, Messico e Olanda, che restano tutti al di sotto del 5,5%.

Secondo quanto emerge dai dati Ocse, inoltre, la percentuale di laureati in Italia resta tra le più basse dell'area Ocse, ed è cresciuta lentamente negli ultimi 30 anni. Secondo i dati del rapporto 'Education at a glance', solo il 15% delle persone tra i 25 e i 64 anni ha un titolo di studio universitario o equivalente, contro una media Ocse del 31% e una media dell'Ue a 21 del 28%. E' vero però che in Italia avere in tasca una laurea non rende più facile trovare un lavoro: il tasso di occupazione è sceso tra il 2002 e il 2010 dall'82,2% al 78,3% per i laureati mentre per i diplomati è rimasto stabile.

In Italia poi, sempre secondo l’Ocse, il 23% dei giovani tra i 15 e i 29 anni nel 2010 non studiava, né lavorava. Una percentuale dei cosiddetti 'Neet' ben più alta della media Ocse del 16% e in crescita con la crisi del 2008 dopo un calo all'inizio degli anni Duemila.