"Ce la faremo da soli" dichiara il sottosegretario alla presidenza del consiglio Antonio Catricalà in un'intervista al Corriere della Sera, nella quale rassicura sullo stato dei conti pubblici e spiega che "non ci sarà un decreto di correzione". Insomma, secondo il sottosegretario il lavoro di consolidamento del bilancio dello stato sta dando i suoi frutti. "Stiamo tranquilli per due motivi - spiega - soffriamo di spread alti nel lungo termine, ma quelli a breve sono ancora accettabili per le nostre finanze. Avremo bisogno di una politica di bilanciamento tra medio e lungo termine, ma abbiamo i migliori professionisti europei al Tesoro al lavoro su questo punti".

Catricalà: "Mercati lenti a capire" - Una situazione che però potrebbe non evitare all'Italia la richiesta di aiuto dallo scudo anti spread, perché, come già detto da Monti a Helsinki, ""i mercati ci mettono troppo a riconoscere i nostri meriti, la buona salute dei conti pubblici". Ma una eventuale richiesta non significherebbe un'ulteriore perdita di sovranità per l'Italia, assicura il sottosegretario. L'eventuale firma di un memorandum sarebbe "i mercati ci mettono troppo a riconoscere i nostri meriti, la buona salute dei conti pubblici". Inoltre, aggiunge, quello della sovranità "è un problema che riguarda tutta l'Europa. Bisogna essere obiettivi, ci sono dei trattati che abbiamo firmato, che hanno messo insieme dei pezzi di sovranità di tutti i Paesi. Vanno osservati, come fa ogni stato serio."

Passera: "I conti sono a posto"
- Concetti ribaditi anche da Corrado Passera, in un'intervista al Sole 24 Ore, in cui rispondendo a una domanda sul tema esclude "che chiedermo aiuti come un Paese che non ce la fa a garantire i propri fabbisogni di finanza pubblica. L'Italia ha fatto tutto quello che andava fatto per essere padrea di se stessa e ha i conti solidi. Anzi, noi siamo tra i principali contributori degli aiuti che vanno agli altri Paesi". Ma, avverte il ministro dello Sviluppo, "se il mercato dovesse continuare a non riconoscere in termini di spreads il valore di quanto fatto, allora l'Europa dovrà intervenire, in difesa dell'euro prima ancora che dell'Italia"

Visco: "Più velocità"
- Intanto un invito ad accelerare sulle riforme arriva dal governatore della Banca d'Italia Ignazio Visco, che in un colloquio con Repubblica, spiega che "il nostro paese ha compiuto passi importanti, anche dal punto di vista del recupero della credibilità internazionale. Siamo sulla buona strada ma dobbiamo stare attenti a non perderci. L'emergenza non è ancora finita, ci siamo ancora dentro." Insomma, argomenta Visco, quella del governo Monti è "la strada giusta, ma è la velocità che va aumentata".

Visco: "Crisi non solo finanziaria, ma anche economica" - Spiega il governatore che l'emergenza nella quale ci troviamo è "finanziaria, ma anche economica. E non solo italiana. E' inutile negarlo, la congiuntura internazionale si confermerà negativa. Gli Stati Uniti puntano il dito contro l'Europa, ma a parte il fatto che proprio loro sono stati l'epicentro della crisi, anche l'economia americana  cresce poco e a alti debiti pubblici e privati. La Cina e i paesi emergenti vivono una fase di rallentamento se non di stasi, il Giappone non è più quell'esempio di dinamismo che abbiamo conosciuto negli anni '80".

Visco: "Ridurre il carico fiscale" - E per uscirne l'unica soluzione, secondo Visco, è "imparare a produrre meglio, con meno risorse a disposizione. Nel farlo, dobbiamo sapere che andiamo contro interessi e mentalità conservatrici. Dobbiamo superarli. Poi dobbiamo ridurre il carico fiscale su famiglie e imprese, rafforzando la lotta all'evasione e puntando a un riordino della legislazione fiscale. "

Fornero : "Pensare ai più deboli" - Intervistata da La Stampa, il ministro Fornero, spiega che "il metro del giudizio degli investitori è la sostenibilità del debito pubblico. Se lo ritengono sostenibile, anche se alto non costituisce un problema. Per ottenere tutto questo la politica deve mostrarsi credibile, fare scelte lungimiranti e non ripiegate sul presente".  Sulla scarsità di risorse da distribuire, il ministro fa sapere che in effetti "il sentiero è stretto, ma occorre guardare a una qualche forma di redistribuzione del carico fiscale", "bisogna pensare a una riduzione del carico fiscale sui più deboli, o all'introduzione di un reddito di cittadinanza, presente in molti Paesi europei". "Una volta superata l'emergenza - sottolinea - la prospettiva deve essere questa", "una posizione sostenuta dal presidente Monti e anche da Francois Hollande".