Dopo una "notte di riflessione" i mercati hanno rivalutato le parole del presidente Bce Mario Draghi e si sono convinti che da Francoforte è arrivata non una marcia indietro ma un segno certo di un intervento massiccio. E così, con un copione inverso a quello della vigilia, sin dai primi scambi lo spread dei titoli di stato italiani e spagnoli si è sgonfiato e i listini azionari sono partiti in quarta. Spicca Milano, con Piazza Affari che ha concluso la seduta con un sorprendente +6,34%. In calo anche lo spread Btp-Bund, sceso a 460 punti base.

Nella serata di venerdì, a smorzare gli entusiasmi ci ha pensato però l'agenzia internazionale di rating Standard & Poor's. L'Italia, afferma, si trova ad affrontare una "recessione più profonda e prolungata di quanto stimato in precedenza, e riteniamo che la vulnerabilità delle banche italiane al rischio di credito dell'economia stia aumentando".
L'agenzia di rating ha dunque declassato 15 istituti finanziari, alzando da '4' a '5' il rischio economico legato all'Italia. Tra gli istituti declassati, Banca Popolare di Vicenza e Banca Popolare di Milano. Confermati invece i rating di IntesaSanpaolo e Unicredit.

Intanto, su fronte spagnolo, il primo ministro Mariano Rajoy ha aperto alla possibilità di chiedere un piano ai aiuti economici alla Ue. Si tratta di un cambio di rotta per Madrid, in quanto l'esecutivo nelle settimane scorse aveva più volte assicurato di non aver bisogno di un salvataggio tout-court come quelli concessi a Portogallo, Grecia e Irlanda.

"Draghi ha annunciato l'adozione di misure straordinarie, Voglio sapere quali sono, cosa significano, cosa pretendono e se sono adeguate", ha detto Rajoy. Solo dopo "sarà presa una decisione in un senso o nell'altro", ma sempre "nell'interesse degli spagnoli". Il premier ha poi insistito su "due aspetti positivi" del messaggio lanciato dalla Bce: l'ammissione che "la differenza fra spread" esistente in Europa "è inaccettabile" e la disposizione "a intervenire".

Nella stessa giornata è arrivato anche il monito del Fondo Monetario Internazionale (Fmi), il quale ritiene che non sia stato fatto abbastanza per fermare il diffondersi della crisi dell'area euro. In un rapporto dedicato alle ripercussione che le politiche economiche di cinque economie sistemiche (Stati Uniti, Cina, area euro, Giappone e Regno Unito), il Fmi ritiene che le azioni prese all'interno dell'area euro, "nonostante i progressi", non sembrano essere state sufficienti per fermare la diffusione dello stress e attenuare le conseguenze della crisi. "Ma l'area euro - mette in evidenza il Fmi - non è la sola preoccupazione a livello globale. Anche gli Stati Uniti, la Cina, il Giappone e il Regno Unito devono agire e fare la loro parte".