Tutto l'Eurogruppo è pronto ad agire di concerto con la Bce per salvare l'euro comprando titoli pubblici dei Paesi in difficoltà attraverso il fondo salva-Stati Efsf. Ad annunciarlo è stato il presidente dell'Eurogruppo Jean-Claude Juncker a poche ore da un altro annuncio, quello con cui Mario Monti e Angela Merkel hanno dichiarato di essere pronti a prendere "tutte le misure necessarie per proteggere" la moneta unica.
Monti e Merkel, al termine del corso del colloquio telefonico avvenuto sabato 28 luglio, hanno inoltre espresso l'auspicio che venga applicato il più presto possibile l'accordo raggiunto al Consiglio Europeo di fine giugno (scudo anti-spread, ricapitalizzazione diretta delle banche e ruolo dei fondi salva-Stato).
Dopo Draghi, Hollande, Monti e Merkel, anche Juncker è quindi sceso in campo perché ormai, ha detto in alcune interviste rilasciate a quotidiani esteri, "siamo a un punto cruciale" e "non c'è più tempo da perdere". In base all'andamento dei mercati, nei prossimi giorni, ha detto ancora il presidente dell'Eurogruppo, saranno decisi "tempi e modalita"' degli interventi.

Il richiamo di Juncker: " Berlino tratta Ue come sua filiale"
- Intanto dalla Germania - dove un sondaggio dice che la maggior parte dei tedeschi ritiene che il loro Paese starebbe oggi meglio senza la moneta unica - nuovi siluri sono partiti alla volta della Grecia e della possibilità che Atene resti nell'eurozona. Il vicecancelliere liberale Philipp Roesler è tornato a esprimere forti dubbi sulla capacità ellenica di rispettare gli impegni presi. Ed anche il ministro delle Finanze Wolfgang Schaeuble ha avvertito che non c'è più spazio per nuove concessioni ad Atene. Posizioni che hanno però scatenato l'ira di Juncker, il quale ha sottolineato che l'uscita della Grecia dall'euro "non fa parte delle ipotesi di lavoro" e che essa avrebbe "enormi ripercussioni negative".
Ed ha poi accusato Berlino di piegare gli interessi dell'Ue a ragioni di politica interna: "Perché si permette il lusso di fare continuamente politica interna su questioni che riguardano l'Europa? Perché tratta l'eurozona come una sua filiale?".

Settimana decisiva - Le parole di Juncker hanno confermato che quella che si apre lunedì 30 agosto è una settimana molto importante, forse decisiva, per il destino dell'eurozona. La riapertura dei mercati - dove l'Italia vuole collocare Btp a media e lunga scadenza per 3,5 miliardi - sarà il momento della verità per valutare se e quanto terrà la tregua sugli spread. Giovedì la Bce, in occasione della riunione del suo Consiglio direttivo, dovrà poi indicare come intende intervenire concretamente in difesa della moneta unica. E nel frattempo la Spagna proverà a resistere alle pressioni di quanti vogliono che chieda l'attivazione dello scudo anti-spread dell'Efsf. Mentre il governo greco dovrà convincere i partner che e' in grado di rispettare gli impegni presi.