Centinaia di disoccupati spagnoli, dopo aver viaggiato per centinaia di chilometri a piedi, hanno raggiunto sabato 21 luglio Madrid, dove si sono uniti alla manifestazione di protesta contro il governo conservatore di Mariano Rajoy e i tagli approvati (65 miliardi) dall'esecutivo per ottenere gli aiuti internazionali.

"Non siamo un numero o un pretesto siamo parte della soluzione" è la rivendicazione dei disoccupati, in marcia da giorni, proprio come i minatori che erano arrivati a Madrid l'11 luglio. Divisi in diverse colonne, i 'pellegrini', in cammino da un mese, non hanno ottenuto altro appoggio logistico che quello ricevuto nei paesi e nelle città che hanno attraversato e vogliono rappresentare i 5 milioni di disoccupati spagnoli.
Ed erano un migliaio, nella centralissima Puerta del Sol di Madrid (da dove partirono le proteste degli indignati), i manifestanti riuniti in piazza per accogliere i disoccupati.

E nei prossimi giorni, a scendere per le strade, saranno verosimilmente in molti di più e non solo a Madrid, ma anche nelle capitali delle regioni autonome, chi a Barcellona, chi a Siviglia o Valencia, visti i nuovi dolorosi tagli che si stanno preparando.
Le regioni a rischio default sono almeno sei, oltre alla Comunitat Valenciana, pronte ad attingere al fondo di risanamento messo a punto dal Governo, un primo passo verso un "cambio di gestione" nella loro relazione con Madrid. E tra queste ci sono colossi come la Catalogna e l'Andalusia e poi la Castilla-La Mancha, le Baleari, Murcia, le Canarie. Dovranno verosimilmente ricorrere al meccanismo di salvataggio, in cambio di un commissariamento statale.