"Escludo di tornare al governo dopo il 2013". Così il premier Monti ha smentito le indiscrezioni circolate negli ultimi giorni, nella conferenza stampa seguita all’Ecofin di Bruxelles, dopo che nella notte si era svolto anche il vertice dell'Eurogruppo. A Roma però non si placano le trattative di chi, in entrambi gli schieramenti, vorrebbe riproporlo per un nuovo governo di larghe intese dopo le prossime elezioni. Nel Pd sono in quindici, tra deputati e senatori, ad aver chiesto di proseguire le sue politiche e anche nel Pdl non si scarta a priori l'idea di un Monti bis. E che anche il prossimo governo dovrà continuare a lavorare sulla via indicata dal professore della Bocconi viene ribadito anche da Giorgio Napolitano, che invita i partiti a effettuare misure anticrisi anche nella prossima legislatura.

Accordo sullo scudo anti spread unanime - Ma per ora l'impegno di Monti sembra essere indirizzato solamente alla soluzione della crisi economica. Sempre nel corso della conferenza stampa di Bruxelles il presidente del Consiglio ha assicurato che nell’Unione europea c’è la volontà di fare tutto per salvaguardare l’Euro e che l’accordo sullo scudo anti-spread è stato unanime, per cui nessuno dovrà prenderne le distanze.  Anche il commissario agli Affari economici e monetari Olli Rehn al termine dell'Ecofin ha ammonito: "L'accordo essenziale è che rispettiamo e lavoriamo sulla base delle decisioni prese all'ultimo vertice Ue".

Difficile che Italia abbia bisogno del fondo - Monti ha poi ribadito che i paesi 'virtuosi' potranno chiedere l'intervento del meccanismo anti-spread firmando un memorandum d'intesa leggero, "non un memorandum plus come quello dei paesi sotto assistenza, che sono soggetti alla troika", cioè la vigilanza di Ue, Bce e Fmi. Sul ricorso dell’Italia agli aiuti il premier ha ammesso, "sarebbe ardito dire che l'Italia non avrà mai bisogno di aiuti di questo o quel fondo", per poi chiarire che l'Italia potrebbe avere bisogno di "un sostengo temporaneo con acquisti su mercato secondario e primario di titoli" per "contenere le fluttuazioni degli spread", ma non di un aiuto per sanare "gli squilibri" e pagare gli stipendi degli impiegati pubblici "come in Grecia".

Il rischio della vulnerabilità delle banche
- Una delle misure "più urgenti" cui bisogna fare fronte, ha continuato il premier, "è l'unione finanziaria con una autorità di vigilanza che operi sulle banche". Monti ha spiegato di riferirsi in particolare a quegli istituti "che operano su più Paesi e quelle con importanza sistemica per l' Europa". Del resto, ha aggiunto, "la crisi che attraversiamo ha evidenziato una vulnerabilità delle banche, i rischi di contagio tra istituti e gli effetti negativi che questi possono avere per i depositanti, le imprese e, quindi, l'intera economia".