di Raffaele Mastrolonardo

16 mila euro raccolti in poco meno di 48 ore non sono pochi. Soprattutto in tempi di austerità. Ma, si sa, l'indignazione è un sentimento potente che chiama all'azione. E così tra il 5 e il 6 giugno scorso 1.002 spagnoli non hanno perso tempo e hanno celermente contribuito di tasca propria a quella che ritengono una causa meritoria: portare davanti ad un giudice Rodrigo Rato, ex presidente di Bankia, l'istituto nato dalla fusione di sette banche minori e diventato simbolo della crisi spagnola. Il progetto, lanciato sul sito di raccolta fondi online Goteo, indicava in 40 giorni il limite per raggranellare il denaro necessario ad avviare una causa penale e civile contro il manager e gli altri membri del consiglio di amministrazione della banca (che intanto sono stati denunciati dal partito Union Progreso y Democracia). Ne sono bastati solo un paio grazie al passaparola via Twitter alimentato in particolare dall'hashtag #CrowdfundPaRato e dall'esasperazione dei cittadini, sintomo del momento difficile che affronta il Paese, ormai in recessione, declassato dalle agenzie di rating e costretto a chiedere aiuto all'Europa per rifinanziare un sistema bancario portato al collasso dallo scoppio della bolla immobiliare.

Indignati sul web - In questo contesto la richiesta di finanziamento collettivo (crowdfunding) per portare i manager di Bankia alla sbarra ha trovato terreno fertile sul web dove è scattata la mobilitazione virtuale degli indignados. A guidare la marcia il sito 15MParato (dove 15-M sta, per Movimiento 15 maggio 2011, giorno di nascita delle proteste degli indignati) sul quale si può leggere un “piano quinquennale” per garantire che il dirigente dell'istituto sia sottoposto ad un processo che ne accerti le responsabilità. “Bankia non è esistita nemmeno per due anni, come è possibile che #RR [Rodrigo Rato] lasci il suo posto in gran velocità e con un'indennità milionaria […]?” si domanda il sito. Tra i primi passi indicati è prevista la creazione di un luogo virtuale, alimentato collettivamente, in cui si raccolgano informazioni sull'ex ministro delle Finanze e direttore generale del Fondo monetario internazionale. Intanto, su Twitter sono popolari da giorni hashtag come #nurembergfinanciero (ovvero Norimberga finanziaria, con riferimento al processo di Norimberga contro i gerarchi nazisti) e, appunto, #15MpaRato. “I crimini economici dovrebbero essere classificati come crimini contro l'umanità. Questa crisi è il prodotto di un macabro piano” si legge su @DRYMadrid, account del sito Democracia Realya, che ha caratterizzato il messaggio con l'etichetta #nurembergfinanciero. Sempre sul sito di microblogging circola da un po' una foto con le facce dei più importanti banchieri del Paese accompagnata da una richiesta esplicita: “Se buscan”, equivalente di “ricercati”. “Se non lui, chi? Se non ora, quando?”, è invece la domanda retorica di @madrilonia in riferimento a Rato.

Il consenso sociale - Le mobilitazioni sul web spagnolo sono la spia di un più ampio disagio sociale e di un'insoddisfazione del capitalismo finanziario contemporaneo che è penetrato fin nei gangli del sistema. Come dimostra un reportage di El Diario, il movimento degli indignados fa ormai proseliti anche tra gli stessi dipendenti di Bankia e tra persone che lavorano in borsa. E il collasso di Bankia è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso. Il tracollo dell'istituto ha infatti colpito i piccoli risparmiatori spagnoli che detengono, secondo il Financial Times, il 60 per cento delle quote della banca emesse la scorsa estate: da allora il titolo dell'organizzazione, che ha a bilancio circa 35 miliardi di crediti che potrebbero non rientrare, è crollato del 70 %. Ad esasperare ancora di più l'opinione pubblica iberica, poi, è sopraggiunta nelle scorse settimane la notizia che il consiglio di amministrazione di Bankia – il cui salvataggio richiede 19 miliardi di euro di aiuti – ha intascato nel 2011 compensi per 22 milioni di euro. A Rato sono andati 2,4 milioni di euro. Di fronte a queste rivelazioni è partita la colletta che, come si legge in un blog impegnato a dettagliare i costi, dovrà coprire le spese per la causa. A cominciare dall'avvocato (6 mila euro), dai viaggi nella capitale (3 mila euro) e opere di documentazione e comunicazione (5 mila euro).