Il reddito reale delle famiglie è cresciuto tra il 2000 e il 2010 appena del 6,2% (da 18.358 a 19.495 euro) ma mentre nei nuclei con capofamiglia lavoratore autonomo il reddito è cresciuto del 15,7%, nelle famiglie di operai, apprendisti e commessi il reddito è diminuito nel decennio del 3,2%. E' quanto emerge dalla Relazione annuale di Bankitalia secondo la quale nel periodo il reddito reale equivalente disponibile delle famiglie di dirigenti è cresciuto dell'8% mentre in quelle di pensionati del 9,8%. Dati che arrivano nel giorno in cui l'Istat diffonde dati preoccupanti sul lavoro:  tra il 2008 e il 2011 il tasso di disoccupazione dei giovani under 24 è aumentato di 7,8 punti percentuali.

In calo i redditi degli operai -
Se però si guarda al periodo della crisi (dal 2006 al 2010) il calo è consistente non solo per il reddito reale disponibile delle famiglie di operai (-8,5%) ma anche per quello delle famiglie di dirigenti (-13,1%) e dei lavoratori autonomi (-9%). Hanno tenuto dal 2006 al 2010 i redditi reali delle famiglie di impiegati, quadri e insegnanti (da 21.344 euro a 21.311) mentre hanno avuto un lieve avanzamento i redditi dei nuclei con capofamiglia pensionato (+3,3%).
Il reddito medio disponibile delle famiglie era nel 2010 di 22.758 euro in media nel Centro Nord e di 13.321 euro nel Sud e nelle Isole. Se si guarda solo alle retribuzioni reali nette mensili dei lavoratori dipendenti nel 2010 si attestavano su 1.439 euro, sostanzialmente stabili rispetto ai 1.410 euro medi del 2000 e in calo rispetto ai 1.489 euro del 2006 (1.503 euro nel Centro Nord, 1.276 nel Sud e nelle Isole).

Istat: disoccupazione dei giovani sale di 7,8 punti in 4 anni -
Il tasso di disoccupazione nella fascia tra i 15 e i 24 anni, in quattro anni, è passato dal 21,3% al 29,1% mentre il tasso di disoccupazione totale è salito dal 6,7% del 2008 all'8,4% nel 2010 e 2011. La quota dei "Neet", cioè i giovani tra i 15 e i 29 anni che non studiano e non lavorano, è passata dal 19,3% del 2008 al 22,7% del 2011. I Neet stranieri sono arrivati al 32,8% lo scorso anno dal 28,3% del 2008. E' quanto si evince dalle tabelle contenute nel rapporto annuale dell'Istat.

Camusso: "Il rigore non ci permetterà di uscire dalla crisi" -
"C'è un impoverimento del Paese e, soprattutto, c'è una progressiva diseguaglianza dei redditi degli italiani". Susanna Camusso, leader della Cgil, commenta così i dati di Bankitalia. "Il rigore non ci permetterà di uscire dalla crisi e bisogna sostituire le politiche di rigore con politiche di investimento e di ridistribuzione del reddito, tassando di più i grandi patrimoni e alleggerendo il peso fiscale sui lavoratori dipendenti e sui pensionati".