di Alberto Giuffrè

Milioni di canzoni da ascoltare: gratis, sopportando un po' di pubblicità. O a pagamento, sottoscrivendo un piccolo abbonamento. Il fenomeno della musica in streaming, che già da qualche anno sta rivoluzionando l'industria discografica, rischia di avere un'accelerazione anche nel nostro Paese. Spotify, uno dei servizi più conosciuti all'estero, sembra muovere infatti i primi passi verso l'Italia. Lo fa con due annunci sul proprio sito in cui si cercano due figure professionali disponibili a lavorare a Milano: un "key account manager" e un "pr manager". Dal quartier generale della società non si sbilanciano e a Sky.it fanno sapere di "non avere un progetto immediato di lancio in Italia". Il nostro "obiettivo fondamentale", dicono, è di "essere presenti in tutti i Paesi". Anche il nostro, dove le cifre iniziano a farsi interessanti. Secondo l'ultima rivelazione della Fimi, la Federazione dell'Industria Musicale Italiana, tra download e streaming il digitale rappresenta più del 21% del giro d'affari discografico con un fatturato di 27,5 milioni di euro.

Nato in Svezia nel 2006, Spotify come in una partita di Risiko continua a a conquistare territori su territori, forte anche della partnership con Facebook che consente agli utenti di condividere l'ascolto sul social network. Un rapporto Nielsen, pubblicato nel gennaio 2012, piazza Spotify al primo posto tra i sistemi più utilizzati per ascoltare musica in streaming nel Regno Unito, in Francia e in Spagna. Negli Stati Uniti, dove il sito è stato lanciato a luglio 2011, il servizio deve fare i conti con una concorrenza più agguerrita: da Pandora, nome storico del settore (fino al 2007 è stato accessibile anche in Italia) a Last Fm. Australia e Nuova Zelanda sono le ultime conquiste di Spotify, avvenute il 22 maggio (i Paesi dove è disponibile Spotify: la mappa). La difficoltà nell'abbattere tutte le frontiere sta nella legislazione sul diritto d'autore, diversa da Paese a Paese. E negli accordi da stipulare con le case discografiche. Pubblicità e abbonamenti rappresentano le entrate di Spotify. Gli spot arrivano ogni 4 o 5 canzoni ascoltate e durano pochi secondi. I banner invadono invece buona parte della schermata del software (disponibile anche per smartphone e tablet) che occorre scaricare per accedere al catalogo con milioni di brani. Chi vuole un ascolto senza interruzioni può cambiare il tipo di account, con tariffe che partono da 5 euro al mese. Nel settembre 2011 la società svedese ha annunciato di avere superato i 2 milioni di utenti.

In Italia chi vuole abbandonare gli mp3 e lanciarsi definitivamente nello streaming può contare su altre soluzioni. Il rapporto Nielsen indica Last Fm al primo posto. A seguire ci sono Jango.com e Dada. Tra gli ultimi arrivati anche Deezer, progetto francese di musica on demand e Feezy, creatura tutta italiana.