Facebook e le banche che hanno curato il collocamento finiscono nel mirino degli investitori. Arrabbiati per il crollo in Borsa delle prime sedute e per le indiscrezioni sulla diffusione di informazioni sul social network solo a una ristretta cerchia di investitori da parte della banche, gli azionisti vanno all'attacco e presentano una serie di azioni legali, senza risparmiare nessuno, neanche l'amministratore delegato di Facebook, Mark Zuckerberg.

Mentre le autorità assicurano che indagheranno su quanto accaduto, il caso dell'ipo più attesa dell'anno raggiunge il Congresso, con la commissione bancaria del Senato che esamina informalmente la vicenda e la commissione finanziaria della Camera che raccoglie informazioni. I titoli Facebook intanto il 23 maggio chiudono la prima seduta in deciso rialzo, salendo del 3,23% a 32 dollari per azione.

Le accuse mosse a Facebook e alle banche, soprattutto Morgan Stanley, sono ad ampio raggio. L'azione legale avviata a New York dallo studio legale Lieff Cabraser Heimann & Bernstein accusa il prospetto informativo diffuso, stilato con "negligenza" e nel quale non figuravano "dati chiave sulle attività e le prospettive". Un'altra class action avviata in California dallo studio Glancy Binkow & Goldberg punta il dito contro alcuni manager di Facebook, Morgan Stanley, Goldman Sachs e JPMorgan per aver comunicato solo a una piccola cerchia di clienti e non al pubblico la revisione al ribasso delle stime da parte delle stese banche. Non si salva neanche il Nasdaq: un investitore, in un'azione legale, lo accusa di aver "mal gestito" l'ipo.

Facebook definisce le accuse prive di fondamento e dice: "Ci difenderemo in modo forte". Zuckerberg è sparito da quando venerdì scorso ha suonato la campanella del Nasdaq ma i dipendenti del social network lo attendono venerdì prossimo, nel consueto appuntamento settimanale, per rispondere alle loro domande. A Menlo Park, quartier generale di Facebook, i dipendenti sembrano ignorare il crollo dei titoli (15% in tre giorni) e continuano a pubblicare sui loro profili foto che celebrano l'ipo e congratulazioni. A difendersi dalla accuse, anche dalla citazione dello Stato del Massachusetts, è anche Morgan Stanley. Per "Facebook sono state seguite le stesse procedure usate per tutte le altre ipo. Le procedure sono in linea con le norme".

Secondo il Wall Street Journal, Morgan Stanley e altre banche che hanno curato il collocamento di Facebook hanno realizzato un profitto di 100 milioni di dollari intervenendo per stabilizzare il prezzo del social network. Morgan Stanley - secondo il Wall Street Journal - avrebbe anche assicurato al chief financial officer di Facebook, David Ebersman, che c'era una domanda sostenuta per aumentare il collocamento del 25% solo tre giorni prima dell'ipo.