Un Paese più povero, con salari fermi e meno risparmi. Con forti disuguaglianze fra Nord e Sud e tra uomini e donne. Questa la fotografia scattata dall'Istat nel  suo rapporto annuale. Al quale si aggiunge lo studio pubblicato dall'Ocse che, nel rapporto semestrale Economic Outlook, avverte: l'Italia ha davanti due anni di recessione (guarda il servizio di SkyTG24).

Istat: persi 1.300 euro a testa in quattro anni - Famiglie sempre più povere. Il reddito disponibile delle famiglie italiane in termini reali "è diminuito nel 2011 (-0,6%) per il quarto anno consecutivo, tornando sui livelli di dieci anni fa", ha detto il presidente dell’ Istituto di Statistica nazionale, Enrico Giovannini nel presentare il rapporto, aggiungendo che "il reddito pro capite è inferiore del 4% a livello del 1992 e del 7% a quello del 2007. In 4 anni – spiega - la perdita in termini reali è stata pari 1300 euro a testa e la propensione al risparmio delle famiglie è scesa dal 12,6% all'8,8%".

Sud 23 famiglie su 100 sono povere - Gli indicatori sulla povertà relativa, basati sulla spesa, sono rimasti stazionari negli ultimi 15 anni, intorno al 10-11%, a causa della riduzione della propensione al risparmio tra il 1992 e il 2011. Ma anche il divario tra Nord e Sud è rimasto invariato: nelle regioni settentrionali l'incidenza della povertà nel 2010 era pari al 4,9%, in quelle meridionali al 23%. Al contrario, la composizione dei consumi delle famiglie è mutata significativamente, osserva Istat. Oggi si spende molto di più per l’abitazione (circa sei punti percentuali) e meno per l’energia. Le famiglie più povere hanno accresciuto i consumi del 44%, riducendo drasticamente le spese non necessarie e la qualità dei prodotti acquistati.

Disoccupazione al 9,6 nel 2013 - Anche i dati sull'occupazione non sono incoraggianti. Se gli occupati in Italia sono aumentati tra il 1993 e il 2011 di 1,66 milioni di unità (+7,8%) la crescita si è concentrata nel Centro Nord mentre il Sud ha fatto un passo indietro (da 6,4 a 6,2 milioni di lavoratori). E secondo la previsione dell’Istat il tasso di disoccupazione raggiungerà in Italia il 9,5% nel 2012 (dall'8,4% del 2011), salendo ulteriormente al 9,6% nel 2013.

2,1 milioni di giovani non studiano e non lavorano
- Preoccupanti, in particolare, i dati sui giovani. Nel 2011 in Italia c'erano 2,1 milioni di giovani tra i 15 e i 29 anni che non studiavano né lavoravano. Una percentuale del 22,1% sulla fascia di età a fronte di una media europea del 15,3%. La quota è sensibilmente piu' alta se si guarda solo al Sud (31,9% con punte superiori al 35% in Sicilia e Campania).

Una donna su tre non porta reddito alla coppia - Ma anche nel caso delle donne, l'Italia è fanalino di coda. Il Belpaese è in fondo alla classifica europea per il contributo femminile ai redditi della coppia: il 33,7% delle donne tra i 25 e i 54 anni non percepisce redditi, contro il 19,8% nella media Ue27. A superare l'Italia è solo Malta dove tale percentuale sale al 51,9%. Subito dopo il Belpaese c'è la Grecia (31,4%). Al contrario, nei paesi scandinavi le coppie in cui la donna non guadagna sono meno del 4%; in Francia il 10,9% e in Spagna il 22,8%

Ocse: Pil in calo, potrebbe servire una nuova manovra - Alle stime dell'Istat fanno eco le previsioni dell'Ocse nel rapporto semestrale Economic Outlook, secondo cui lo scenario economico è ancora grigio, ma gli sforzi dell’Italia sui conti pubblici daranno risultati. Secondo l’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico l’economia italiana rimarrà in recessione fino alla fine del 2013 a causa del difficile contesto europeo e dell’effetto di breve termine delle misure di restrizione fiscale, ma grazie alla riduzione della spesa pubblica e all’aumento delle entrate, il pareggio di bilancio è un obiettivo raggiungibile nel 2014.

La possibilità che la recessione renda necessaria un’altra manovra economica esiste, scrive l’Ocse, anche se è compensato, in parte, dalle stime piuttosto "prudenti" del governo sugli introiti della lotta all'evasione fiscale. Il prodotto interno lordo dovrebbe decrescere dell’1,7% nell’anno in corso e dello 0,4% nel 2013 quando, durante gli ultimi mesi, l’economia è prevista in ripresa. A rassicurare su questo fronte le parole del premier Monti: "Non vedo all'orizzonte, né abbiamo l'intenzione di procedere, a una nuova manovra".