di Federico Guerrini

Ogni volta che uno dei giganti di Internet modifica le regole della privacy, online si avvertono brevi sussulti di rivolta. È successo di recente, con l'unificazione di tutte le normative sulla privacy dei prodotti di Google, e succede quasi ad ogni cambiamento di quelle di Facebook. È come se, per un breve attimo, gli utenti si rendessero conto dell'importanza dei propri dati; quelli che invece sono soliti dare in pasto senza tanti problemi in cambio di un account gratuito di posta elettronica o della facoltà di conversare sul proprio social network preferito.

L’invito di Berners-Lee: chiedetene una copia
- I dati invece sono importanti, non solo perché raccontano moltissime cose su chi li condivide, ma anche perché, come ha spiegato uno dei padri di Internet, Tim Berners-Lee, in una recente intervista al Guardian, “una volta che i dati provenienti da vari siti siano stati standardizzati i nostri computer saranno in grado di offrirci servizi sempre più sofisticati, basati su di essi”.
Appositi software saranno in grado di masticare quest'immensa mole di informazioni per raccontarci cosa dobbiamo fare per rimetterci in piena forma fisica, quali libri abbiamo letto e quali potremmo voler leggere, quali sono gli itinerari che seguiamo più spesso (ottenuti grazie al Gps del cellulare) e quali i percorsi alternativi per potremmo effettuare per risparmiare tempo e denaro. Perché questo sia possibile, bisogna però innanzitutto che gli utenti si riapproprino delle informazioni che li riguardano, richiedendo una copia del proprio “dossier” alle aziende che li custodiscono, cosa non sempre facile.

Il dossier personale
- Prendiamo alcuni degli attori principali: Google, con il suo universo di prodotti che comprendono quasi tutto lo spettro delle attività Web; Twitter, che archivia tutti i cinguettii postati; e Facebook, con i suoi 900 e passa milioni di utenti. Per i cittadini europei, in teoria la legislazione dell'Unione prevede il diritto di accesso ai dati, previa semplice richiesta alla società che li amministra. Ma in pratica le cose non sono così semplici. Per quanto riguarda la società di Mountain View, infatti, è inutile rivolgersi alla sussidiaria europea più vicina: è la casa madre americana, non soggetta alle regole europee, quella che effettivamente si occupa di trattare le informazioni, e non ha perciò alcun obbligo in merito.

Google
- La Grande G mette però a disposizione dei suoi milioni di utenti in tutto il mondo una serie di strumenti online che servono a rendersi conto di quali informazioni si condividano. Il primo tool è la Dashboard, una bacheca che elenca tutti i servizi  di Google a cui si è iscritti e alcuni dettagli specifici per ciascuno di essi. Si tratta di una funzionalità perlopiù passiva: non è possibile scaricare questi dati, anche se si può lo stesso intervenire su di essi, cancellando o disattivando, ad esempio, la cronologia delle ricerche Web o dei video visti su YouTube.
Per avere qualche opzione in più, bisogna recarsi a un altro indirizzo: quello delle attività dell'account. Da questa pagina, che Google ha lanciato circa un mese fa, si può controllare il numero di email inviate e ricevute, le persone più “contattate”, da quale nazione si è effettuato l'accesso all'account, con quale browser e sistema operativo. Dal link “liberazione dei dati” (menù nella barra verticale sinistra), si possono scaricare alcuni archivi in formato .zip o .json: le foto di Picasa, i dati dello stream, le cerchie e i contatti di G+, quelli del profilo e quelli del servizio Google Voice.

Facebook - Anche Facebook fornisce qualcosa di simile: lo strumento di scaricamento delle informazioni raggiungibile dalla pagina delle impostazioni del proprio account.  Cliccando sul link “scarica una copia”, viene trasferito sul proprio Pc un archivio con tutti i post apparsi in bacheca, la lista degli amici, le foto caricate sul network e i messaggi privati scambiati. Dal 12 aprile 2012, la rete sociale ha introdotto anche una versione estesa di tale archivio, contenente anche altri dati, fra cui: le richieste di amicizia inviate e accettate, gli indirizzi IP da cui ci si è collegati al sito, gli eventi a cui si è stati invitati, i poke ed eventuali altri nomi adoperati in precedenza.
Si tratta, comunque, sempre di una piccola parte delle informazioni possedute dal social network.

Secondo lo studente austriaco Max Schrems che per primo, nel 2011, diede il via a un'azione legale contro il colosso del social-networking in nome del libero accesso ai dati, anche nella versione “estesa” il sito offre accesso soltanto a 39 categorie di dati, mentre ne conserverebbe almeno 84 su ciascuno dei propri utenti.
Un modo per ottenere il dossier completo però c'è: scrivere al quartier generale europeo di Facebook, il cui indirizzo è: “Facebook Ireland Ltd, Hanover Reach, 5-7 Hanover Quay, Dublin 2, Ireland”, includendo un documento di identità e una breve lettera in cui si spiega quali informazioni si vogliono ottenere. Dal sito EuropeVersusFacebook si possono scaricare dei moduli precompilati e ricevere altre dritte preziose affinché l'operazione vada a buon fine. Mettetevi comodi: ci vorranno almeno tre mesi per una risposta, anche se in Europa il limite di legge per questo tipo di richiesta è di 40 giorni.

Twitter - Per quanto riguarda Twitter, ci sono due strade possibili: o fare riferimento a servizi di terze parti, come TweetDownload, che promettono di scaricare una copia di tutti i tweet (menzioni e retweet inclusi), oppure si può ricorrere, come nel caso di Facebook, a una lettera formale indirizzata alla sede europea della società, che si trova a Londra. Per l'indirizzo e le istruzioni complete, potete fare riferimento a questa pagina.