Profondo rosso. Secondo i dati Istat del 13 aprile, la produzione industriale italiana crolla del 6,8 per cento su base annua e dello 0,7 per cento su base mensile. Sono i risultati peggiori dal novembre del 2009 e rendono la misura della gravità della recessione economica del Paese. L’unica nota positiva viene dall’inflazione, rimasta invariata da febbraio a marzo, al 3,3 per cento.

I settori più colpiti dalla recessione sono quelli del comparto chimico, che ha fatto registrare una flessione, su base mensile, del 13,9 per cento, il tessile, -12,9 per cento e le automobili, - 11,2 per cento. Risultati discreti, invece, per il settore energetico, che ha avuto una variazione positiva del 3,3 per cento. Il comparto dell’energia sta beneficiando del rialzo dei prezzi di petrolio e gas, che aiutano a tenere su buoni livelli i profitti del settore: le indagini dell’Istat hanno registrato il boom, su base annua, della benzina, che ha aumentato il suo valore del 18,6 per cento. Sulla stessa linea anche il Diesel, cresciuto del 22,5 per cento. Un vero salasso per gli automobilisti italiani.

Se è vero che l’inflazione, nel suo complesso, è rimasta stabile al 3,3 per cento, è stato confermato il rincaro annuo del “carrello della spesa”, il paniere dei beni che vengono acquistati con maggiore frequenza, cresciuto del 4,6 per cento.

La situazione negativa potrebbe migliorare alle prossime rilevazioni, quelle di marzo. Chiara Corsa, economista di Unicredit, ha detto alla Reuters che “a marzo si potrebbe vedere un rimbalzo della produzione. Sulla base di questa ipotesi, ci si può aspettare un allentamento del passo recessivo per il primo trimestre. Le nostre stime sono per un -1,5 per cento, e possiamo dire che forse il peggio dell’attività industriale è alle spalle”.