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di Federico Guerrini

“Aziende, fatevi avanti, sotto a chi tocca. Venite nelle grandi piazze virtuali, Facebook in testa, dove la possibilità di interazione e le raccomandazioni costituiscono l'humus ideale per vendere i propri prodotti”. A lungo, questo è stato in sostanza – anche se adoperando un linguaggio un po' più forbito – il mantra promosso da Mark Zuckerberg & Co. per invogliare le società ad aprire pagine promozionali sui social network. Almeno fino a quando sono apparse alcune crepe in questa visione idilliaca. Prima un rapporto della società di analisi Forrester Research poi un'inchiesta dell'agenzia Bloomberg hanno messo in evidenza le difficoltà incontrate da molte aziende nel convincere le persone a fare shopping direttamente dalle pagine dei social network.

Il meglio deve ancora venire. I prossimi anni sembrano però essere quelli buoni per il decollo di quello che qualcuno ha già ribattezzato F-Commerce, l'e-commerce su Facebook. In un recentissimo studio di Gartner si sottolinea come la “rapida integrazione con i siti social, la riduzione dei costi, del time to market e della complessità costituiscono priorità elevate per rivenditori e produttori che cercano di generare più business tramite i canali di e-commerce”, questo perché “entro il 2015 le aziende genereranno il 50 per cento delle vendite via web tramite la loro presenza social e le applicazioni mobili”. A guidare la fila della via verso lo shopping “social” una serie di start-up - come Yardsellr, Oodle e Fab.com che puntano a riuscire dove i giganti hanno finora fallito: convincere gli utenti del mondo dei like ad acquistare beni e servizi.

A tutta start-up - La forza di queste società, che sembrano destinate a riuscire dove finora Facebook e soci avevano fallito, è quella di semplificare al massimo il processo di acquisto e vendita sulle reti sociali. Sperimentando il social social shopping in varie forme. Il concept di Yardsellr, per esempio, è una versione telematica della "yard sale", la svendita di beni usati effettuata da privati per sbarazzarsi del ciarpame, e in effetti su Yardsellr, che funziona solo negli Stati Uniti, si vendono per lo più cianfrusaglie di vario tipo, organizzate in “blocks” o categorie mercelogiche simili. L'utente può cliccare “mi piace” su un block per restare sempre aggiornato sulle novità e trasmettere al contempo tale preferenza agli altri iscritti. Qualcosa di simile avviene su Fab.com che può contare su un bacino di circa 3 milioni di iscritti ai quali viene offerto un incentivo di 5 dollari al mese per condividere su Facebook le notizie relative ai loro acquisti. Diverso è il caso di Oodle, la cui integrazione con il sito di Zuckerberg è totale, visto che questa startup fondata nel 2005 da un ex dirigente di Excite, Craig Donato, gestisce anche la piattaforma ufficiale di scambio, il Marketplace, del sito in blu. Una volta visualizzato un annuncio, Oodle permette di verificare se si hanno “amicizie” in comune con 'inserzionista e eventualmente quindi, di chiedere informazioni a qualcuno di cui ci si fida (almeno, in teoria, perché spesso le amicizie su Facebook sono tali solo di nome) sulla bontà dell'offerta e sulle credenziali dell'inserzionista.

Pionieri italiani - Tra i pionieri di questo settore innovativo anche l'italiana Blomming, start-up che per prima sta sperimentando i pagamenti integrati dentro il social network tramite Paypal. Blomming, che è stata inserita da Gartner fra i primi quattro “Cool Vendors” nel settore e-commerce nel 2012, consente a chi vende di creare in pochi minuti il proprio store, che può essere incorporato in un blog, su Facebook e sullo stesso sito di Blomming. “In questo momento – spiega l'amministratore delegato Matteo Cascinari, che assieme all'esperto di tecnologie Alberto D'Ottavi, al giovane imprenditore e sviluppatore Nicola Jr. Vitto e al programmatore Andrea Salicetti ha dato vita alla società – abbiamo quasi 10.000 iscritti (occorre iscriversi solo se si vuole aprire uno store), circa 5.000 negozi aperti, 4.500 prodotti venduti, 60.000 prodotti in vendita con crescite esponenziali”. L'ambizione della piattaforma, nata in inglese e solo in seguito tradotta in italiano e spagnolo, è quella di crescere in tutto il mondo, aprendo diverse sedi all'estero. Il modello economico ipotizzato è quello del revenue sharing: al momento il servizio è completamente gratuito ma in futuro si sosterrà probabilmente con una commissione sulle transazioni.

Guardiamo avanti - Il futuro dell'e-commerce sembra quindi tingersi decisamente di social anche considerando i dati di una recente ricerca di Sociable Labs, secondo cui il 50% di chi visita i siti di commercio elettronico lo fa dopo essersi autenticato su Facebook. Su questo scenario pesa l'incognita delle intenzioni dei gestori delle reti sociali: Facebook, una volta decollato il F-Commerce potrebbe volere una fetta della torta, sul modello di quanto già pretende dai produttori dei giochi attivi sulla sua piattaforma (da cui ricava una percentuale del 30% sui profitti). La cosa però non preoccupa il team di Blomming: “Difficile dire quali politiche adotterà Facebook – afferma Cascinari – anche se potrebbe succedere che facciano pagare. In quel caso saremo in grado di reagire. Anche perché il nostro modello è misto: non siamo “solo” Facebook – e questa è una garanzia anche per i nostri venditori”.