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di Gabriele De Palma

“È l'evoluzione: l'esplosione dell'esigenza enciclopedica che viene soddisfatto in rete”. Così Francesco Tatò, amministratore delegato dell'Istituto Treccani, commenta l'addio alla carta da parte dell'Enciclopedia più antica in circolazione. E’ dei giorni scorsi, infatti, la notizia che la Britannica non avrà più edizioni cartacee; terminate le riserve in magazzino gli aggiornamenti avverranno solo online. L'annuncio del responsabile editoriale Dale Hoiberg sul blog aziendale e illustrato anche da un video su YouTube, è stato largamente celebrato e commentato perché simbolico di un mondo che cambia. Troppo costosa la stampa e troppo lunghi i tempi che la carta impone al processo di aggiornamento dei contenuti. In Italia, invece, la Treccani non sembra ancora orientata a fare una scelta di questo tipo. Per quanto negli ultimi anni la celebre Enciclopedia italiana di scienze, lettere e arti abbia portato molte risorse sulle nuove piattaforme digitali, l’edizione cartacea rimane ancora una voce considerevole del bilancio dell’Istituto Treccani. “E quindi – come spiega a Sky.it Tatò - continuerà a essere stampata anche per sostenere iniziative di accesso gratuito al sapere online”.

Britannica e wiki
– Un'opera realizzata prima della rivoluzione francese e da allora diventata un punto di riferimento per il sapere dismette il supporto tradizionale per adattarsi al nuovo che avanza.  Wikipedia, col suo ritmo di revisione incalzante e l'espandersi costante delle voci grazie al contributo dei molti suoi redattori, docet et impera, o così sembra. Anche se Tatò non è completamente d'accordo: “Per noi Wikipedia non è un concorrente, anzi è uno strumento che forniamo all'utente direttamente dal nostro sito, rimandando a essa per le voci nuovissime. La differenza è che la Treccani o la Britannica si possono citare come fonte decisamente autorevoli, Wikipedia meno”.
Anche per la Britannica non sembra essere stata la competizione con la celebre enciclopedia collaborativa a determinare la scelta, quanto piuttosto la necessità di offrire aggiornamenti di qualità in maniera più veloce, come ha spiegato il presidente George Cauz, aggiungendo che nessuno nella redazione si stava strappando i capelli in preda al panico per il cambiamento. E che anzi, abbandonata la carta, i servizi offerti online ai lettori ne avrebbero tratto giovamento, dato che il database di informazioni era ormai troppo esteso per essere imprigionato su carta e le revisioni molto più rapide sul web.
Già nel 2009, comunque, la Britannica aveva dovuto seguire in parte il modello dettato da Jimmy Wales, aprendo al pubblico e rendendo possibile agli utenti modificare e migliorare i contenuti, ma l'approvazione resta sempre sotto lo scrutinio del suo referenziatissimo staff e questo fa la differenza.

Brokhaus
- Lo storico annuncio dell'addio alla carta per la Britannica segue di tre anni quello analogo fatto dai proprietari di un altro fondamento della cultura europea, l'enciclopedia tedesca Brockhaus. I capisaldi e gli emblemi del sapere sembrano quindi inesorabilmente destinati a non occupare più interi scaffali nelle librerie dei clienti. Ma, come detto, c'è un'eccezione a questa tendenza che ci riguarda da vicino ed è appunto la Treccani, che prosegue nel tradizionale modello di business basato sulla vendita di molti volumi (3, 10 o 57 in base alla ricchezza dei contenuti), nonostante abbia affiancato anche un portale online in cui sono consultabili quasi 500mila lemmi aggiornati quotidianamente, e reso disponibile il proprio dizionario come App per iPhone e iPad. Il versante web della Treccani però non costituisce una voce considerevole nel bilancio dell'Istituto, ancora quasi tutto imperniato sulle edizioni cartacee e sempre più su quelle di lusso come le opere pregiate e i facsimile dei codici miniati.

Treccani: lusso e sapere - I motivi di questa insolita resistenza per Francesco Tatò sono dovuti a una certa lentezza italica: “Anche in Italia siamo testimoni dello stesso tipo di cambiamento, i ricavi dell'enciclopedia si riducono ogni anno, ma a differenza dei Paesi anglosassoni abbiamo due peculiarità: un'evoluzione culturale più lenta e un'infrastruttura di rete peggiore”. Non è però solo la lentezza del Belpaese a spiegare come Treccani possa avere bilanci in attivo (negli ultimi tre anni il rosso si è registrato solo nel 2009) vendendo pesanti tomi. “Il nostro modello di business cavalca la transizione in atto con una duplice mossa: da una parte continuiamo con l'aggiornamento cartaceo, riferendoci a un pubblico 'alto' e realizzando oggetti di prestigio che offrono eccellenza di contenuti ed elevata fattura materiale (la carta su cui viene stampata è garantita duecento anni, ndr). Così facendo ci riferiamo a una fascia altissima di mercato. Dall'altra, dato che è impensabile che un patrimonio culturale tale sia riservato a pochi, abbiamo deciso di diffondere gratuitamente i contenuti online. Il lusso finanzia la diffusione del sapere”.
Visto che il progresso è più lento in Italia ma resta inesorabile anche all'Istituto si stanno attrezzando con nuovi strumenti. Oltre alle App presto disponibili anche per Android, chi gestisce il sito web sta lavorando per collegare le voci enciclopediche, gratuite, ad approfondimenti d'autore, per cui sarà richiesto il pagamento di un surplus (intorno all'euro): cercando 'atomo' ad esempio si potrà leggere la definizione che ne diede Enrico Fermi.