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di Gabriele De Palma


Qual è il prezzo giusto per un ebook? E soprattutto quale il modo migliore di determinarlo? Queste le domande alla base delle indagini delle antitrust europea e statunitense nei confronti di cinque grandi gruppi editoriali e Apple. L'ipotesi paventata dalle authority competenti è che si sia costituito un cartello che ha artificiosamente tenuto alti i prezzi dei libri elettronici e danno della concorrenza del mercato e dei cittadini. Sia a Washington che a Bruxelles si cerca innanzitutto di capire cosa è avvenuto nel mercato degli ebook con l'entrata in scena del primo iPad (inizio 2010), e poi come trovare un accordo per risolvere la situazione evitando di iniziare un lungo iter giudiziario.

Ingrosso o agenzia
- Hachette, MacMillan, Simon&Schuster, Penguin e Harper Collins sono le case editrici coinvolte e il loro problema, secondo il garante della concorrenza del mercato, è quello di aver accettato la proposta fatta da Steve Jobs di cambiare il criterio per fissare il prezzo dei libri digitali, passando da quello 'all'ingrosso' a quello 'agenzia'. Il primo in voga sia per le edizioni cartacee che per la prima generazione di ebook (quelli venduti principalmente su Amazon e letti dall'e-reader Kindle) prevedeva che gli editori cedessero ai rivenditori i libri a un prezzo di circa la metà di quello in copertina. I rivenditori erano poi liberi di offrire sconti rinunciando a parte della loro quota.
Il sistema è andato in crisi con la politica di Amazon che, per incentivare le vendite del Kindle, ha deciso di vendere molti titoli sottocosto, mossa che agli editori non è piaciuta (MacMillan, ad esempio, ha subito ritirato i propri titoli dallo store di Jeff Bezos), dato che consideravano questa politica un attacco al valore (commerciale) dei loro prodotti: una corsa al ribasso che li avrebbe messi in seria difficoltà per tutelare i propri margini di guadagno.
Per questo motivo alcune case editrici hanno accettato il modello 'agenzia' proposto da Apple che nel frattempo stava allestendo il proprio iBookstore. Il prezzo di copertina viene in questo caso fissato dall'editore e al rivenditore spetta il 30 per cento, ma non il diritto di svendere il libro.
Tra le aziende coinvolte nel caso dell’Antitrust statunitense fino ad ora solo Apple ha replicato, sottolineando, da una parte, come abbia sempre permesso ad Amazon di distribuire l’app per Kindle sui propri iPhone e iPad e chiedendo, dall'altra, come sia possibile danneggiare un concorrente impedendogli di vendere i prodotti sottocosto.

Rushdie, Turow e gli svizzeri - Il dilemma è di non semplice soluzione e dipende molto da che punto di vista si giudica. A favore del modello Apple si sono schierati eminenti scrittori. Il primo a farlo è stato Scott Turow, in qualità anche di presidente del sindacato degli Autori statunitensi, che in un lungo post ha ricostruito la vicenda Amazon-Apple e invitato il governo Usa a tornare sui propri passi per evitare che “uccida la vera concorrenza a favore di una concorrenza solo apparente”. Più accesi i toni scelti da Salman Rushdie, che ha inanellato una serie di tweet infuocati. Nell'ordine: “Sembra che il Dipartimento di Giustizia voglia distruggere il mondo dei libri”; “Chiunque pensi che un equo prezzo che permetta agli autori di vivere sia cabala o rappresenti un cartello è in preda a un attacco di Napsterismo (che è la convinzione suggerita da Napster per la musica che vada bene acquistare il lavoro altrui per niente)”.
Dall'altra parte, insieme ad Amazon stanno i lettori a cui una riduzione dei prezzi non può che far comodo. In tal senso ad esempio si sono recentemente espressi i cittadini svizzeri, che in un referendum hanno detto no al ritorno dei prezzi fissi nel mercato editoriale nel suo complesso. Spetta ora alle autorità antitrust il compito (difficile) di trovare una via di uscita in grado di tutelare editori e lettori.