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di Gabriele De Palma

L'attacco in grande stile è stato sferrato l'estate scorsa da Apple con suo servizio di comunicazione testuale iMessage abilitato con il sistema operativo iOS5. Obiettivo: la fine degli sms. A difendere lo status quo ci stanno provando gli operatori telefonici, che rischiano di perdere forse la più prolifica gallina dalle uova d'oro del loro pollaio.
Prima e dopo iMessage altri gestori di piattaforme (hardware, software e di servizi) hanno offerto servizi che permettono di non pagare quasi niente per inviare un messaggio. I pochi byte necessari alla scrittura vengono inclusi nelle offerte di abbonamento al traffico dati. L'ultimo contendente è Pinger un servizio (e una app per smartphone) che ha un modello di business diverso: sms gratis in cambio di pubblicità. Negli Stati Uniti presenta bilanci in attivo da due anni ed è molto apprezzato dagli utenti. In Europa arriverà nel corso del 2012 e sposterà ancor di più gli equilibri, riducendo i profitti delle compagnie telefoniche che possiedono l'infrastruttura a vantaggio dei cosiddetti Over-the-top (come Google, Facebook, Apple e chi sviluppa le app), che sulla rete telefonica fanno passare i propri servizi.

2010: 160mila sms ogni secondo - “Ok”: se mai avete inviato un sms del genere sappiate che avete pagato il peggior prezzo possibile per l'invio di dati. Dodici centesimi di euro in Italia la tariffa media di un messaggio, il che equivale a 6 centesimi per lettera, che pesa un byte. Due byte, 12 centesimi. Per farsi una ragione degli ordini di grandezza, se ogni byte costasse così tanto, vedere un video su internet costerebbe milioni di euro. Agli operatori trasmettere i 2 byte costa qualche millesimo di euro (a cui vanno aggiunti i costi di fatturazione che sono la parte più onerosa). Niente per loro ha tanto margine di guadagno in percentuale e il volume di traffico degli sms è in crescita costante: nel 2010 ne sono stati inviati 5mila miliardi, quasi 160mila ogni secondo. Per questo la difesa degli sms è strenua e logica, così come è prevedibile che nel medio termine molte cose siano destinate a cambiare per la gioia dei consumatori.

Rivoluzione smartphone
- Tra i primi a lanciare l'allarme è stato l'operatore olandese Kpn, che ha registrato pesanti flessioni nei bilanci legati ai 160 caratteri già nel primo trimestre del 2011 – e quindi prima dell'avvento di iOS5 – e ha additato altri servizi con minore base utenti come i colpevoli: quello di Blackberry o le applicazioni come WhatsApp diffuse su tutte le piattaforme per smartphone. Il declino denunciato da Kpn era allora del 2%. Secondo quanto stimato dall'istituto di analisi Ovum, a livello globale per il 2011 la perdita sarà del 10%, pari a qualcosa come 12 miliardi di euro in meno nelle casse delle telco. È indubbio che iMessage ha accelerato il cambiamento, anche se va sottolineato che i servizi allestiti da Apple, Blackberry e gli altri produttori di smartphone hanno la caratteristica di non essere interoperabili tra loro: Blackberry Messenger non comunica con iMessage e vice versa. Grazie ad applicazioni come WhatsApp si può fa parlare tra loro telefoni e sistemi operativi diversi, ma bisogna comunque essere certi che il destinatario l'abbia a sua volta scaricata.
Quindi per diffondersi e incidere sui bilanci dei colossi telefonici questi servizi devono poter contare su una base utenti molto vasta, per sfruttare l'effetto rete. L'iPhone, o meglio iOS5 (il sistema operativo dotazione anche su iPad2 e iPodTouch), ce l'ha, molto più di Blackberry. Facebook può sfruttare un effetto rete ancora più grande coi sui 850 milioni di utenti, patrimonio di cui nessuno – operatore telefonico o altro over-the-top – può disporre. A consolazione delle compagnie telefoniche il fatto che nei paesi in via di sviluppo, che non possono contare su reti dati evolute come quelle occidentali o asiatiche, gli sms sono e saranno ancora per qualche anno un mezzo di comunicazione insostituibile.

La risposta delle telco
- All'ultimo appuntamento del Mobile World Congress di Barcellona la denuncia di Kpn è stata ripetuta da altri operatori, tra cui l'ad di Telecom Italia Franco Bernabè, alla luce dei nuovi dati. Oltre alle lamentele, però, i giganti della telefonia stanno passando alle contromosse. La più promettente è un servizio analogo a quello dei nuovi rivali, ma gestito direttamente dall'industria telefonica. Si chiama Joyn e permette oltre che di inviare testi, anche di condividere file e video, un Rich Communication Service come è stato battezzato da chi lo propone.
Il vantaggio rispetto agli altri servizi di messaggistica gratuita è l'interoperabilità tra gli operatori che hanno aderito all'iniziativa (e a quelli che vi aderiranno prossimamente), lo svantaggio è che non è ancora chiaro quanto costerà agli utenti. Al momento Joyn è stato attivato in via sperimentale in Spagna da Vodafone sotto forma di app gratuita. Per ora sul carro di Joyn sono saliti oltre a Vodafone anche l'operatore iberico Telefonica (che ha una rilevante quota azionaria di Telecom Italia) e il francese Orange. Se gli utenti dimostreranno di apprezzarlo è facile che molti altri operatori seguiranno. Nel frattempo uno dei principali gestori di telefonia mobile, Deutsche Telekom tramite la propria società di Venture Capital T-venture, ha pensato di assicurarsi contro l'eventuale fallimento di Joyn finanziando con 7,5 milioni di euro proprio Pinger.