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di Raffaele Mastrolonardo

Facebook può contare su 845 milioni di iscritti, Twitter, secondo l’ultimo dato ufficiale disponibile, ha superato i 100 milioni di utenti attivi. Ma a leggere le più recenti cronache del mondo tecnologico sembrerebbe che nessuno dei due colossi sia la vera star dei social network. Nelle ultime tre settimane entrambi hanno dovuto cedere la scena a Pinterest, servizio disponibile dal maggio 2010, dove gli utenti si scambiano poche affettuosità virtuali ma si divertono a riempire non meglio identificate bacheche di immagini prese da tutto il web (Guarda la Gallery). Di fronte a una simile ondata di notorietà qualcuno ha parlato di dipendenza e qualcun altro di ossessione, mentre persino la Croce Rossa e l'Unicef si affrettavano a provarlo. Per cercare di capire le ragioni di tanta improvvisa attenzione per un sito semi-sconosciuto fino al mese scorso l'unica è rovistare un po' nei numeri. Che raramente mentono, anche se a volte ingannano. E che, nel caso di Pinterest, parlano di un'ascesa fulminea ma di una strada verso il successo planetario ancora lunga.

La scalata - Disponibile in versione beta dal maggio 2010, nel mese di gennaio 2012 Pinterest ha superato gli 11,7 milioni di utenti unici negli Stati Uniti, secondo la società di misurazione dell'audience web comScore. Per dare un'idea dell'impennata, nel maggio 2011 il social network visuale varcava per la prima volta la soglia dei 50 mila utenti. Questo scatto (+145 % solo nel 2012) è un record o quasi. Tanto che qualcuno ha affermato che si tratta del sito americano che più velocemente ha superato il traguardo dei 10 milioni di visitatori mensili, anche se il servizio Formspring ha reclamato per sé la palma della scalata più rapida sostenendo di avere sorpassato la fatidica asticella dopo solo due mesi dal lancio. Record o no, quello di Pinterest resta un risultato che ha stupito gli osservatori. Soprattutto per alcune caratteristiche peculiari.

Prima le signore - Innanzitutto, osservando i numeri di Pinterest, spicca la preponderanza di frequentatrici di sesso femminile. Secondo DoubleClick Ad Planner, strumento di analisi dell'audience dei siti di Google, gli utenti sarebbero per l'82% donne così come sarebbero ascrivibili al gentil sesso il 97% dei “like” alla pagina Facebook di Pinterest. A quanto pare, poi, le signore sono molto coinvolte e attive. Un'analisi effettuata da RJMetrics rivela che Pinterest trattiene e coinvolge gli utenti a un tasso dalle due alle tre volte superiore di Twitter in un analogo momento di sviluppo. Inoltre, l'80% delle immagini e dei video presenti sono in realtà ri-pubblicati da altri a testimonianza della “viralità” della comunità (nello stesso periodo di anzianità i re-tweet su Twitter erano solo l'1,4%).

Soldi? Quali soldi? - A fronte di simili cifre tutti si domandano come Pinterest, che ha 16 dipendenti e può contare su finanziamenti per 37,5 milioni di dollari da parte di venture capitalist, riuscirà a monetizzare il successo. Finora i fondatori del sito - i non ancora trentenni Ben Silbermann e Evan Sharp - hanno sempre negato di considerare la questione una priorità. Così come fu per il Facebook delle origini, l'obiettivo principale resta costruire una piattaforma che attiri gli utenti e solo in un secondo tempo pensare alle strategie per farci i soldi. Questo non vuol dire che intanto non si provi a guadagnare, magari sottovoce. A volte anche troppo. Un paio di settimane fa, il social network è finito sulla graticola dopo che alcuni blogger avevano scoperto che modificava, senza dirlo, i link alle immagini prese da siti di e-commerce. Utilizzando un servizio chiamato Shimlinks, nel collegamento venivano inseriti certificati di “affiliazione” di Pinterest. Risultato: nel caso l'utente avesse poi acquistato il bene in oggetto, il social network avrebbe ricevuto una percentuale sulla transazione. Colto in fallo, il servizio si è giustificato parlando di una prova e ha infine cessato la pratica. La vicenda ha comunque rivelato quello che molti sospettano: per quanto riguarda le future entrate il servizio guarda con interesse ai siti di commercio elettronico.

Profeta in patria - Al momento, tuttavia, l'exploit di Pinterest riguarda solo gli Stati Uniti. Come rivelano ulteriori dati di comScore nel vecchio continente non si registra un analogo boom. Anzi, il mercato più ricettivo, quello inglese, negli ultimi tre mesi ha fatto registrare un calo degli utenti unici mensili dopo un'impennata tra ottobre e novembre e le cifre si sono assestate sui 250 mila visitatori. E l'Italia? Da noi la tendenza è in crescita ma l'impatto risulta per il momento quasi impercettibile: sotto i 50 mila utenti unici al mese. “In America il balzo è imponente, anche se si deve sempre tenere conto che si partiva da numeri vicini allo zero e quindi le percentuali suonano più roboanti”, afferma Vincenzo Cosenza, osservatore dei social network nel nostro Paese. “In Italia siamo ancora a livelli troppo bassi e non mi sembra che ci siano ancora grandi prospettive per le aziende, anche quelle che si occupano di abbigliamento o di cucina”.