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La Grecia avrà altri 130 miliardi di euro di aiuti. Servono più di 12 ore di riunioni, bilaterali e accordi separati.
Ma all'alba di martedì 21 febbraio l'Eurogruppo dà il via libera che salva Atene dal fallimento. E di fatto la commissaria con una vigilanza stretta, "permanente" della troika Ue-Bce-Fmi.
I nuovi 130 miliardi li daranno soprattutto gli stati membri dell'Eurozona, che sperano in un "significativo contributo" del Fmi. Quanto significativo, la direttrice Christine Lagarde lo deciderà a marzo.
Con i 110 miliardi già dati con il primo programma del 2010, la cifra totale sale a 240 miliardi di 'denaro fresco' e nella somma non c'è lo 'sconto' che i privati - ovvero le banche creditrici - hanno finito per concordare né gli impegni di Bce e Banche centrali nazionali rispettivamente per cedere i profitti dei bond in portafoglio e alleggerire gli interessi sui debiti correnti.

Le condizioni - La lunga trattativa si è conclusa con i creditori privati della Grecia (banche, assicurazioni e fondi) che hanno accettato una riduzione "volontaria" del 53,5% nel valore nominale dei titoli di stato greci detenuti nei loro portafogli. Il piano iniziale prevedeva un taglio del 50% del valore nominale.
L'operazione di swap tra bond greci e titoli a più lungo termine e con tassi di interesse più bassi porterà a un taglio del debito pubblico greco per un valore di 100 miliardi di euro circa. Anche il settore pubblico ha accettato dei sacrifici per venire incontro alle necessità della Grecia e per convincere i creditori privati a sottoscrivere il piano.
La banca centrale europea ha accettato di versare alle banche centrali nazionali dei paesi dell'euro i profitti registrati su bond greci negli ultimi due anni. A loro volta, le banche centrali nazionali trasferiranno i profitti ai rispettivi governi, che li gireranno alla Grecia "per garantire ulteriormente la stabilità delle finanze pubbliche", si legge nella nota conclusiva. Inoltre, i tassi di interesse che la Grecia deve ai paesi dell'eurozona per i prestiti ricevuti finora sotto l'attuale programma di aiuti saranno ridotti. "Procedure nazionali per la ratifica di questo emendamento devono essere effettuate urgentemente", sottolinea la nota conclusiva dell'eurogruppo. L'insieme di questi interventi permetterà alla Grecia di abbassare il suo debito pubblico dal previsto 160% del Pil al 120,5% entro il 2020, secondo le stime dei tecnici della troika composta da Commissione europea, Bce e Fondo Monetario Internazionale.

Ottimismo da Draghi e Monti -
Per Mario Draghi "è un accordo molto buono". Per Mario Monti è la prova che "l'Europa è anche in grado di funzionare".
Ma il presidente della Bce ha sottolineato i due aspetti politicamente più sensibili: i partiti greci dovranno dare sostegno agli impegni presi dal primo ministro Lucas Papademos e dal ministro delle Finanze Evangelos Venizelos e la messa in atto del programma dovrà essere "correttamente monitorata". La troika Ue-Bce-Fmi, che negli ultimi due anni andava a controllare la situazione con missioni ogni tre mesi, sarà ad Atene in permanenza.

La vittoria del Nordeuropa -Di fatto è una vittoria dei 'falchi' del nordeuropa, che non si fidavano più delle promesse della politica greca. La Germania che aveva parlato per prima della necessità di un 'commissariamento' di Atene, nelle settimane scorse aveva ammorbidito i toni.
Ma è stata l'Olanda a fare la faccia feroce fino all'ultimo, con il ministro De Jager che ha chiesto la troika permanente entrando in riunione e alla fine l'ha ottenuta.
Il timore è che gli impegni presi dal governo Venizelos, sostenuto dai socialisti del Pasok e dai conservatori di Nuova Democrazia, possano venire disattesi dal governo che uscira' dopo le elezioni del prossimo aprile.

Juncker: "La Grecia resterà nell'Europa" - Ma l'Eurogruppo ha preso le contromisure: l'erogazione del nuovo piano di aiuti avverrà in due anni, fino al 2014. Con tutti i 'se' ed i 'ma' del caso il nuovo accordo "garantisce che la Grecia resterà nell'euro", secondo il presidente dell'Eurogruppo Jean Claude Juncker.
Ed i due 'superMario' dell'Eurozona si congratulano per la tenuta. Draghi parla di "accordo molto buono" e dà atto, da una parte al governo di Venizelos di essere stato capace di "garantire le azioni necessarie per ripristinare crescita e stabilita"', dall'altra agli eurogoverni di aver deciso di aiutare la Grecia "aiutare la Grecia a tornare sul cammino della crescita e della creazione di posti di lavoro". Monti saluta l'accordo come un "bel risultato per Grecia ed Eurozona". "E per i mercati, speriamo". Ma l'impennata dell'euro sui mercati asiatici è il primo segnale positivo nell'alba di Bruxelles.