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Corruzione, illegalità, evasione fiscale. Sono questi i mali che più penalizzano le finanze pubbliche nel nostro Paese secondo la Corte dei Conti, vent'anni dopo mani pulite. L’evasione dell’Iva, ad esempio, evidenzia la magistratura contabile in occasione dell’inaugurazione dell’anno giudiziario, in Italia si attesta al 36% ed è al top in Europa, superata solo dalla Spagna.

"L'illegalità, la corruzione e il malaffare sono fenomeni ancora notevolmente presenti" nel Paese e le dimensioni  sono "di gran lunga superiori a quelle che vengono, spesso faticosamente, alla luce" ha detto il presidente della Corte dei Conti, Luigi Giampaolino, nel discorso di inaugurazione dell'anno giudiziario.

Nella mappa delle illegalità che direttamente danneggiano le finanze pubbliche Giampaolino ha citato "la corruzione, i comportamenti posti in essere nell'esercizio dell'attività sanitaria, l'errata gestione dei servizi di smaltimento dei rifiuti, l'illecita percezione di contributi pubblici o comunitari, il gravemente colposo utilizzo di strumenti derivati o simili prodotti finanziari, i danni connessi alla costituzione e gestione di società a partecipazione pubblica, la responsabilità per danni connessi alla stipula di contratti pubblici di lavori, servizi e forniture, i pregiudizi erariali conseguenti ad errori nella gestione del servizi di riscossione dei tributi".

Secondo il procuratore generale aggiunto della Corte dei Conti, Maria Teresa Arganelli, inoltre, gli incarichi e le consulenze conferiti dalle pubbliche amministrazioni a soggetti esterni sembrano spesso funzionali "al perseguimento di obiettivi personalistici cui è estraneo l'interesse pubblico". Secondo Arganelli, "gli uffici della Procura vengono a conoscenza sempre più spesso di tali vicende a seguito di specifiche segnalazioni di cittadini o al termine di ispezioni delle strutture della Ragioneria generale dello Stato".

Per quanto riguarda il valore monetizzato della corruzione in Italia, questo sarebbe stato stimato dal SAeT (Servizio anti corruzione e trasparenza) del Dipartimento della Funzione Pubblica in 60 miliardi di euro. Una cifra che però appare eccessiva alla Corte dei Conti. Per Arganelli infatti in questo modo "l'Italia deterrebbe il 50% dell'intero giro economico della corruzione in Europa". 

Intanto slitta il ddl anti-corruzione del governo. Il ministro Severino ha infatti chiesto di poter spostare di quindici giorni i pareri al ddl corruzione nelle commissioni riunite affari costituzionali e giustizia. l'esame del testo, che era stato fissato per l'Aula il 27 febbraio, rischia di slittare a fine marzo.
"Nessuno pensa debba esserci un rallentamento dei lavori" ha detto il ministro ai giornalisti a Montecitorio, il governo, spiega Severino, intende anzi "partire qualche settimana dopo", ma "con il piede giusto e con un testo che possa soddisfare le esigenze di completamento della materia".