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di Nicola Bruno

Dalle pagine statiche del web 1.0 a quelle dinamiche del web 2.0, dai risultati anonimi della prima Internet a quelli personalizzati dell’era social. Dopo più di un decennio di dominio incontrastato online, Google presenta quello che definisce “il più importante cambiamento degli ultimi anni”. Si chiama “Search, Plus Your World” e promette di cambiare il modo in cui visualizziamo i risultati sul più famoso motore di ricerca del mondo, dando maggiore risalto a quelli che sono i contenuti presenti tra le nostre “cerchie” di Plus, il social network di Big G lanciato lo scorso giugno.

COSA CAMBIA - La spinta social di Google era nell’aria da tempo e ha subito una forte accelerazione dopo l’insediamento di Larry Page: il nuovo Ceo ha cercato di recuperare il ritardo accumulato con le nuove realtà del web (Facebook e Twitter), non solo lanciando un nuovo social network dopo i fallimenti di Wave e Buzz, ma anche offrendo agli utenti un’esperienza sempre più focalizzata sulla propria rete sociale.
Così ad esempio ricercando “derby Inter-Milan” sulla nuova interfaccia, non si otterranno solo le pagine dei rispettivi club o le ultime notizie in tema, ma anche i messaggi pubblicati dagli amici su Plus, le foto della partita condivise su Picasa e via dicendo. Allo stesso modo, quando si ricerca il nome di una persona, verranno prima visualizzati i profili presenti tra le proprie cerchie e poi quelli sconosciuti.
Per dirla con le parole di Google, “fino ad ora visualizzavamo per lo più contenuti scritti da persone che non si conoscono; noi lo chiamiamo web senza-volto. Search Plus Your World trasforma invece la ricerca e la centralizza intorno a te”.

Ecco un video che illustra le novità, che al momento, comunque, sono attive solo sulla versione inglese di Google. In Italia verranno introdotte in una data ancora da stabilire.



TWITTER: UN MALE PER IL WEB
- L’integrazione di Plus all’interno del motore di ricerca non è stato di certo accolto nel migliore dei modi dai concorrenti del colosso di Mountain View. “E’ un brutto giorno per il web”, ha scritto a caldo uno dei manager di Twitter. Il commento è stato poi seguito da una nota ufficiale: “Come abbiamo visto in più occasioni, le notizie vengono spesso date prima su Twitter. Ne consegue che gli account di Twitter e i tweet sono diventati i risultati più rilevanti. Siamo preoccupati che, dopo i cambiamenti di Google, trovare queste informazioni sarà più difficile per tutti. Pensiamo che sia un male per gli utenti, gli editori e le testate online”. Senza giri di parole, quindi, Twitter punta il dito contro il trattamento preferenziale che i contenuti condivisi su Google Plus avranno d’ora in poi tra i risultati delle ricerche. Una sorta di “concorrenza sleale” che andrebbe a penalizzare le risorse disponibili su reti sociali esterne a Google.

LA REPLICA DI BIG G - Il colosso di Mountain View ha subito replicato attraverso un post sul proprio account ufficiale di Plus: “Siamo sorpresi dei commenti di Twitter su Search Plus Your World, dal momento che loro hanno scelto di non rinnovare l’accordo con noi”. Nell’Ottobre 2009, infatti, Google aveva siglato un accordo commerciale con Twitter che consentiva di mostrare i tweet nella sezione “Real-time” del motore di ricerca. La scorsa estate, però, il sito di microblogging ha deciso di non rinnovare più la partnership, che è invece rimasta in piedi solo con Bing (il motore di ricerca di Microsoft). Come ha poi sottolineato Eric Schimdt, il presidente esecutivo di Big G, Google sarà ben felice di aprirsi alle altre realtà sociali, ammesso che anche loro facciano lo stesso (Facebook al momento non permette a servizi esterni di indicizzare il proprio social-network).

GOOGLE COME MICROSOFT? - Non solo Twitter, comunque. A muovere critiche nei confronti di Google sono anche diversi esperti. George Battelle, un’autorità nel mondo dei motori di ricerca, accosta l’attuale situazione a quella di Microsoft negli anni ‘90, quando riuscì a battere il browser Netscape inserendo di default Internet Explorer nel proprio sistema operativo (motivo per cui fu poi multata dalle autorità Usa). L’integrazione di Plus su Google, sottolinea Battelle, "è forte, così come lo era quella per cui Microsoft è stata punita dal Dipartimento della Giustizia, anche se il contesto è differente. Google non ha un semplice monopolio nella ricerca, ne ha uno maledettamente grande". Con una quota di mercato del 65% negli Stati Uniti e punte del 90% in Europa, Big G ora controlla il 44% della pubblicità online globale.
L’integrazione del motore di ricerca con Plus potrebbe ulteriormente rafforzare questo predominio. G+ è infatti cresciuto a ritmi impressionanti: a pochi mesi dal lancio avrebbe raggiunto i 150 milioni di utenti attivi (stime non ufficiali, gli ultimi dati di Google relativi ad Ottobre 2010 parlavano di 40 milioni di utenti), candidandosi così a raggiungere presto i 300 milioni di utenti Twitter (di cui però solo 21 milioni sarebbero attivi) e a costituire una più seria minaccia per Facebook (che al momento conta oltre 800 milioni di utenti).
E un mondo sempre più ridotto alla dimensione di Google, rappresenta un limite non solo per i suoi concorrenti, ma anche per gli utenti secondo l’esperto italiano di social media Vincenzo Cosenza: “In attesa della contromossa di Facebook, il cui vero punto debole è proprio il motore di ricerca, si va delineando un mondo nel quale pochi grandi player propongono diverse visioni di Internet. Cercando informazioni su Google otterrò la rete mappata dal gigante di Mountain View, anche attraverso le connessioni sociali di Plus. Usando Bing, invece, accederò ad un mondo diverso, condizionato dai comportamenti della mia rete su Facebook e dai risultati pubblici di Twitter”.

E L'ANTITRUST? - A preoccupare gli analisti è poi anche la situazione in Europa, dove Google non deve fare i conti con un rivale come Bing (che, associato con Yahoo, supera il 30% di quota di mercato negli Stati Uniti) e spadroneggia in quasi tutti i paesi. Motivo per cui è già finito più volte sotto la lente dell’Antitrust. Una delle ultime denunce è arrivata dal servizio inglese Foundem, secondo cui Google favorisce i propri prodotti per l’acquisto online (tra cui Shopping e l’ultimo arrivato Offers) e ora dice al Guardian: “E’ la seconda volta che Google ha trovato un modo per sfruttare il suo dominio nella ricerca per dare un vantaggio a Plus. Prima ha annunciato che il pulsante +1 costituisce un fattore per un miglior posizionamento, mettendo così i siti sotto pressione per aggiungere il pulsante. Allo stesso modo, l’integrazione dei risultati di Google Plus tra i risultati spingerà gli utenti e le aziende a usare questo social network per la creazione di contenuti. Non è abbastanza per un’indagine dell’Antitrust?”.