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di Federico Guerrini

Ci sono voluti cinque anni, un periodo lunghissimo per gli standard del Web, ma sembra che, dopo essere stato a lungo considerato un paradosso vivente (un sito capace di venire citato quasi ogni giorno sulle prime pagine dei giornali e di avere più di cento milioni di utenti, non disponeva ancora un modello di business redditizio), alla fine Twitter sia riuscito a trovare la quadratura del cerchio.

Secondo l’istituto di ricerca eMarketer, nel 2011 il servizio dovrebbe ricavare dalla pubblicità 139,5 milioni di dollari, con un aumento del 210 % rispetto all'anno precedente. Merito di una serie di formati promozionali, la maggior parte dei quali introdotti nel 2010, ma decollati solo di recente.

I FORMATI PUBBLICITARI – Così come Google e Facebook sono riusciti a sfondare nel mercato della pubblicità online offrendo servizi più attraenti agli inserzionisti, anche Twitter sta spingendo sempre di più su una serie di formati specifici per il suo social network. Di qui il senso del lancio della nuova interfaccia, che ora offre molta più visibilità ai contenuti pubblicitari.
È il caso dei “Promoted Trends” ossia le tendenze sponsorizzate che consentono di apparire artificialmente nello spazio degli argomenti più discussi. Oppure dei “Promoted Tweets”, i tweet sponsorizzati: utenti e aziende pagano per inserire il loro messaggio in prima posizione a seguito di una ricerca effettuata oppure per farli visualizzare nella timeline degli utenti. Ci sono infine i “Promoted Accounts” profili a cui è dato risalto in modo da invogliare gli utenti a seguirli. Con lancio della nuova versione, poi, Twitter ha introdotto anche le “Pagine per i Brand”, che consentono ai grandi brand di gestire meglio la propria presenza sul social network.

LE METRICHE E LE TARIFFE - Sul blog tecnologico Mashable sono state pubblicate per la prima volta le tariffe che il sito di microblogging propone ai potenziali inserzionisti. Le metriche riportate parlano di CPF (Cost-Per-Follower), e cioè il prezzo per ogni nuovo utente ottenuto dai “Promoted Account”, e di CPE (Cost-Per-Engagement), relativo ad attività interattive come un retweet o un  favorito effettuato sui “Promoted Tweets e Trends”. Se il valore di ogni nuovo follower va dai 2,5 ai 4 dollari, per le altre attività di interazione Twitter fa pagare fra 0,75 e 2,50 dollari. Per lanciare la propria campagna, l'azienda fondata da Jack Dorsey, Evan Williams e Biz Stone richiede agli inserzionisti un impegno minimo di tre mesi e un budget a partire da 15.000 dollari.

UN BUSINESS IN CRESCITA - Il successo riscontrato dalle offerte promozionali di Twitter sembra destinato a crescere nei prossimi anni. Sempre eMarketer prevede per il 2012 un'ulteriore aumento degli incassi, che nel 2012 dovrebbero sfiorare  i 260 milioni di euro (+86,3 % sul 2012) e l'anno seguente addirittura i 400 milioni (+53,7 %).
L'ottima performance si traduce anche nel raddoppio delle stime sul valore della società: se a febbraio di quest'anno la società era stata valutata attorno ai 4 miliardi di dollari, un più recente “round” di finanziamenti dello scorso mese ha alzato l'asticella a 8,4 miliardi. Siamo molto lontani dai cento miliardi di dollari di quotazione di Facebook, ma siamo sempre nell'ambito di cifre di tutto rispetto, che fanno capire come Twitter sia ormai entrata nel club dei “grandi”, anche dal punto di vista finanziario.

GOOGLE E FACEBOOK
– Ad ogni modo Google e il social network di Zuckerberg continuano a giocare in un mondo a parte, sia dal punto di vista della valutazione societaria che da quello dei ricavi pubblicitari. Da soli, i due colossi nel 2010 hanno rastrellato il 47,2 % della raccolta di inserzioni, con la Grande G a fare la parte del leone (44,1 %) e Facebook in crescita dall'1,4 % al 3,1 %.
Tutto lascia presumere che, visto anche il declino di tradizionali concorrenti come Yahoo, Microsoft e Aol, le due società sopra citate, a partire dal 2012, raccoglieranno complessivamente più della metà della torta dei soldi spesi nell'advertising sul Web.