Dal 2008 la crisi ha bruciato 13 milioni di posti di lavoro. Il rapporto Ocse 2011 sul mondo dell'occupazione è allarmante. Dai dati diffusi dall'organizzazione internazionale emerge un ritratto impietoso dei paesi occidentali paralizzati dalla crisi globale. Nei 34 stati membri dell'Ocse ci sono infatti 44,5 milioni di disoccupati: come se tutti gli abitanti della Spagna fossero senza lavoro. Il tasso di disoccupazione medio nei paesi Ocse è dell'8,5% ma ci sono significative differenze tra i vari paesi. Si va dal 3,7% della Norvegia al 20,2% della Spagna. L'Italia si mantiene in media Ocse con il suo 8,5%. Il dato allarmante per il nostro paese riguarda però la disoccupazione giovanile (15-24 anni): la percentuale italiana è infatti del 27,9 (era il 20,3% nel 2007). Lontanissima dalla media Ocse (16,7%) e dalla virtuosa Svizzera (7,2%).

Inoltre, secondo la ricerca, i senza lavoro italiani a lungo termine, fermi da oltre un anno, sono il 48,8%. L'Ocse fa notare poi che "fasi prolungate di disoccupazione sono particolarmente penalizzanti. Aumentano il rischio di una marginalizzazione permanente del lavoratore, che vede deprezzate le sue abilità e perde autostima e motivazione".
Preoccupante il balzo dei giovani con impieghi temporanei in Italia: nel 1994 erano il 16,7%, nel 2007 sono diventati il 42,3% e oggi sono il 46,7%.
Quasi la metà dei giovani in Italia ha un contratto a tempo.

Il (poco) lavoro è poi accompagnato da stipendi bassi. Almeno nel nostro paese. In media i lavoratori italiani portano a casa 36.773 dollari (circa 26.600 euro). Cifra molto al
di sotto della media Ocse di 48.488 dollari (circa 35mila euro). L'Italia, si legge in una nota, è penalizzata anche dal sistema welfare che "gioca un ruolo minore nel proteggere le famiglie contro le conseguenze di grandi contrazioni del reddito da lavoro. Questo si traduce in un aumento del rischio di povertà e di difficoltà finanziarie".

Tra i milioni di disoccupati Ocse sta poi emergendo una sottocategoria nuova. Un giovane su otto viene infatti definito dai ricercatori come "Neet" (Not in Education, Employment or Training), ovvero una persona che non va a scuola, non lavora e non pensa nemmeno di trovare un impiego. Il segretario generale dell'Ocse Angel Gurria, ha ammesso sconsolato: "Stiamo andando nella direzione sbagliata".