Guarda anche:
Editoria, Google sfida Apple e apre la sua edicola virtuale
Larry Page nuovo Ceo, il ritorno alle origini di Google

di Raffaele Mastrolonardo

La lotta tra Google e Facebook? Non si combatte solo sui social-network (con l’arrivo dato per imminente del terzo incomodo Microsoft), ma anche sul terreno delle news. E non si tratta solo della gara a chi conquista più attenzione da parte dei media, ma della sfida a chi diventerà la piattaforma capace di interpretare meglio i nuovi bisogni degli utenti per quanto riguarda l'informazione. E' in questa ottica che vanno lette alcune recenti notizie e voci che riguardano i due giganti della rete e che potrebbero determinare il modo in cui si evolverà il giornalismo digitale. Da una parte, la decisione del motore di ricerca di Mountain View di varare i Google Badges, stemmini presi a prestito dai videogiochi che un utente guadagnerà attraverso Google News. Dall'altra, le indiscrezioni sul lancio di vere e proprie “edizioni” Facebook da parte di alcune grandi testate con la benedizione di Mark Zuckerberg. Si tratta, per ora, di frammenti e ipotesi di possibili strategie che meritano di essere analizzati se si vuole cogliere qualche indizio sul futuro delle notizie sul Web.

IL DISTINTIVO, PREGO – Che cosa sono esattamente i badge di Google? Si tratta di distintivi digitali, sul tipo di quelli resi popolari dai videogame e poi dai programmi di geolocalizzazione come Foursquare. Nella versione pensata a Mountain View indicano il livello di confidenza di un utente su un certo argomento determinandola sulla base di quel che legge su Google News. Disponibili, per ora, solo nell'edizione americana del servizio, possono essere guadagnati solo se l'account Google è attivo al momento della lettura di un dato articolo e la funzione “web history” dell'account (che è separata da quella del browser) è attivata. I badge - che certificano la competenza su oltre 500 argomenti (o micro-argomenti) su una scala a cinque livelli - possono essere custoditi privatamente oppure esposti in pubblico e dunque a coloro che interagiscono con noi all'interno dei servizi della Galassia Google, in particolare Plus, il social network lanciato a fine giugno dal motore di ricerca e che in questi giorni si appresta a varcare la soglia dei 18 milioni di iscritti. Ma qual è la funzione primaria di questi stemmi di bit? Secondo PcWorld, che ha accolto favorevolmente l'idea, un meccanismo del genere risolverebbe uno dei problemi della condivisione di notizie sui social network: “Se pubblico qualcosa sul mio status – scrive il magazine -  un amico non può sapere quanto sono versato sul tema o anche trovare amici che siamo competenti”. I badge, conclude PcWorld, porterebbero un po' di organizzazione, gerarchia e orientamento in un universo altrimenti caotico. Di certo, l'idea di utenti così accuratamente profilati e vogliosi di dirlo al mondo non dispiace ai pubblicitari online. Anche per questo più di un osservatore ha storto il naso. Libe Goad, per esempio, che tiene un blog su ZDNet, ritiene che i distintivi di Google richiedano agli utenti un sacrificio in termini di privacy troppo alto.

Guarda il video



EDIZIONI FACEBOOK – Per capire come Google intenda effettivamente usare questi strumenti e quanta presa avranno sugli utenti bisognerà comunque aspettare ancora un po'. Medesima pazienza sarà necessaria per avere qualche certezza sulle mosse di Facebook. Secondo quanto riporta Forbes, il social network non se ne sta con le mani in mano. Consapevole che la propria piattaforma è ormai un veicolo di audience per i siti di informazione (l'8 % del traffico dell'Huffington Post arriva da lì), il “libro delle facce” avrebbe raccolto l'adesione di una dozzina di media di primo piano (tra questi Washington Post e CNN) per la sperimentazione di “Facebook editions”, vere e proprie edizioni delle testate progettate appositamente per il social network e sviluppate sotto forma di app. Secondo Forbes, il lancio di queste edizioni speciali potrebbe avvenire già a settembre. Interrogato in proposito il social network ha però dichiarato di non avere nulla di nuovo da annunciare.

NOTIZIE SOCIALI – In mezzo a tanti dubbi, la mossa di Google e le voci che riguardano il motore di ricerca e Facebook confermano il carattere sempre più “sociale” delle news e dunque la centralità che per la fruizione dell'informazione hanno, e sempre più avranno, i social newtork. Come rivela l'ultimo studio Censis sul consumo dei media in Italia, il 65,7 % dei giovani del Belpaese si informa tramite Google e il 61,5 % attraverso Facebook, piattaforma dove la condivisione dei contenuti è la norma. Questa tendenza è ancora più forte in Paesi dove la diffusione della rete è superiore all'Italia. Una recente ricerca del Pew Internet Project mostra infatti che il 61 % degli americani ricorre a Internet per informarsi e che il 37 % degli utenti Internet Usa adotta verso dell'informazione un approccio partecipativo, vale a dire “contribuisce alla creazione delle notizie, le commenta o le dissemina attraverso social media come Facebook o Twitter”. Quest'ultima attività, in particolare, riguarda il 17 % di questo segmento di utenti evoluti.