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di Gabriele De Palma

Se Facebook ha ormai definitivamente spostato i confini della nostra privacy - come ha dichiarato lo stesso fondatore Mark Zuckerberg - ci sono modalità di svelamento dei nostri dati sensibili che sono meno note agli utilizzatori della rete.
Una di queste è il monitoraggio dei comportamenti online che avviene tramite la registrazione di piccole stringhe di codice appositamente scritte dai programmatori per sapere quali siti abbiamo visitato, quali ricerche abbiamo effettuato e su quali link abbiamo cliccato. Sono i cosiddetti cookie, i biscotti o meglio le briciole che – per citare il paragone fatto dal garante della privacy Francesco Pizzetti nella sua ultima relazione – come moderni Pollicino lasciamo ogni volta che visitiamo un sito o compiamo azioni online. I cookie però non vengono solo per nuocere, anzi in molte occasioni agevolano la vita di chi è online, suggerendo e memorizzando gusti preferenze e password e accelerando i tempi di digitazione. Il problema però è chi se le mangia le briciole, chi legge i nostri dati e cosa se ne fa, e il mercato dell'advertising online è basato proprio sulla raccolta di queste informazioni.  
Se però di tecnologia la privacy può perire, è con le stesse armi che può ferire, o difendersi e soprattutto aumentare la consapevolezza di quel che accade durante le attività online.

CHI MI NONITORA? - È il caso di alcuni programmi da installare sui browser che rilevano il monitoraggio della navigazione dell'utente, e lo avvertono di chi ha registrato le tracce lasciate durante la sessione online. Uno dei più recenti è Collusion ed è stato sviluppato per il browser Firefox: visualizza in tempo reale i siti che hanno raccolto i dati che identificano la nostra presenza sul web attraverso un grafico animato. Il risultato finale spesso è sorprendente e il numero di collettori di informazioni che ci riguardano maggiore del previsto.
Ancora più angosciante, non fosse che per il rumore generato, è GoogleAlert, un'altra estensione per Firefox che rileva solo la raccolta dei dati ad opera di Google, ma lo fa con il dissonante lamento di una sirena ogni volta che si cambia pagina web. Praticamente impossibile resistere per più di qualche minuto di navigazione prima di azzerare il volume o disinstallare l'applicazione infastiditi dal monitoraggio subito.

COME DIFENDERSI
- Una volta raggiunta la consapevolezza di quel che accade alle nostre tracce digitali, ci sono anche diversi strumenti per ridurre l'esposizione. E’ il caso, ad esempio, dei software che rendono anonima la navigazione come Tor o altri programmi che criptano o eliminano del tutto le briciole lasciate online. O motori di ricerca che non condividono con gli inserzionisti pubblicitari le parole digitate dall'utente, come DuckDuckGo che per distinguere le proprie policy sul trattamento dati da quelle di Google illustra in modo semplice ed efficace il percorso dei dati generati dalle ricerche effettuate sul motore di BigG.

ANONIMI SUL BROWSER - Le ultime versioni dei browser più diffusi sono inoltre state arricchite dalla possibilità di navigare in modo più sicuro e anonimo. Internet Explorer, Chrome, Firefox e Safari prevedono la possibilità di modificare le impostazioni in modo da garantire la privacy dell'utente. I sistemi utilizzati dai produttori di browser (Microsoft, Google, Mozilla ed Apple) però sono diversi tra loro e non tutti hanno la stessa usabilità ed efficacia. Per questo la Commissione Europea e la Federal Communication Commission  statunitense stanno muovendosi per trovare strumenti e regole condivise da tutti, che permettano allo stesso tempo all'utente di mantenere la riservatezza dei propri comportamenti in rete e al mercato pubblicitario online di continuare a crescere.