Segnali positivi da Eurostat, da cui arriva la conferma che, nel primo trimestre del 2010, il Pil dei 16 Stati della zona euro è cresciuto dello 0,2% rispetto al trimestre precedente. Grande passo in avanti per l'Italia, il cui prodotto interno lordo ha registrato una crescita dello 0,5%. Si tratta d'un risultato superiore, non solo alla media europea, ma anche a quella della Germania e di altre economie forti come la Francia e il Regno Unito. Se confrontata con gli Stati Uniti e il Giappone, quella europea appare comunque una ripresa piuttosto tiepida. L'Europa è uscita dalla recessione nel terzo trimestre del 2009, ma finora la crescita è stata piuttosto anemica e, nell'ultimo trimestre dell'anno scorso, era stata praticamente nulla.

Ma sotto un altro versante il 4 giugno è stato soprattutto l'ennesimo venerdì nero per i mercati, precipitati ai minimi storici dal marzo 2006. A concorre a questo scenario drammatico tre elementi, distanti tra loro solo dal punto di vista della geografia: banche francesi, debiti ungheresi, disoccupati americani. Eppure l'effetto è stato unico: i listini azionari cedono di schianto, Milano perde il 3,8% e l'euro scivola pesantemente, perdendo la soglia dell'1,20 contro il dollaro. A pesare sulla performance negativa di Piazza Affari sono stati, ancora una volta, i titoli delle maggiori istituzioni finanziarie da Intesa Sanpaolo a Unicredit. Lo spavento maggiore è stato costituito dalle voci, non smentite, di una nuova maxi-perdita del colosso SocGen. ammontante a 1 milardo di euro. S'è quindi aggiunto l'intervento di un portavoce del governo magiaro, che ha definito "non esagerate" le voci di una situazione debitoria di Budapest simile a quella della Grecia. A completare la giornata nera s'è aggiunta Wall street, che ha visto l'indice Dow Jones perdere il
2,26% e scendere sotto la soglia psicologica dei 10mila punti.

Guarda anche:
Pil, l'Italia traina l'Europa
Crollano euro e borse