Statuto dei lavoratori: dopo 40 anni si parla di riforma
19 maggio 2010
Corteo in sostegno dello Statuto dei lavoratori, in una foto d'archivio
Mentre in Senato infuria la polemica sul ddl lavoro, si apre il dibattito su una revisione della carta dei diritti in vigore dal 1970. Il ministro Sacconi annuncia una legge "più leggera". Epifani (Cgil): "Impensabile toccare i diritti"
di Serenella Mattera
Quarant’anni fa. Tutta un’altra Italia. Un Paese che usciva dall’autunno caldo del ’69 e ancor prima era stato segnato dai movimenti del ‘68. Studenti e operai insieme, a rivendicare più diritti, più tutele sul lavoro, una più piena attuazione della Costituzione. In questo clima, il 20 maggio del 1970, entrava in vigore lo Statuto dei lavoratori. Il suo “padre”, il giurista Gino Giugni (scomparso lo scorso ottobre) lo avrebbe definito “il frutto di una felice congiunzione tra la cultura giuridica e il movimento di massa”. Un frutto destinato ad assicurare solide garanzie ai lavoratori, archiviando il modello fino ad allora imperante nelle fabbriche, autoritario e paternalistico. E destinato a resistere alle profonde trasformazioni della società e delle professioni. Almeno fino ad oggi. Perché nel quarantesimo anniversario, sempre più diffusa appare l’idea che lo Statuto abbia bisogno di un restyling, un’operazione di revisione e ringiovanimento.
Il progetto del ministro del Welfare, Maurizio Sacconi, è quello di passare dallo “Statuto dei lavoratori” a uno “Statuto dei lavori”. Obiettivo dichiarato: “Liberare il lavoro per liberare i lavori”. In sostanza, l’idea è quella di una legge più “leggera”, più “essenziale”, che disciplini i diritti fondamentali che vanno riconosciuti a tutti. E lasci alle parti sociali il compito di adattare l’organizzazione delle singole tutele ai diversi territori, settori e aziende. Ma il segretario della Cgil, Guglielmo Epifani, boccia senza appello il progetto del ministro: il passaggio a uno “Statuto dei lavori”, avverte, comporterebbe “la sostanziale equiparazione dei diritti dei lavoratori dipendenti con quelli dell’impresa e la riduzione degli spazi di libertà per i lavoratori”. E allora è necessario salvaguardare “l’impianto della legge del ’70 dagli attacchi che sta subendo”. Perché anche se è possibile, dice Epifani, “ragionare su eventuali modifiche che ne rendano il contenuto più adeguato alla realtà attuale”, in una fase di crisi come questa “è impensabile mettere mano ai diritti dei lavoratori”. Sono invece più disponibili a discutere di una riforma, a condizione che sia lasciato largo spazio alle parti sociali, i segretari della Cisl, Raffaele Bonanni, e della Uil, Luigi Angeletti. E’ “inaccettabile” infatti, secondo Angeletti, che lo Statuto oggi non si applichi a oltre il 50% dei lavoratori dipendenti. La tutela va allargata. Le norme vanno rinnovate.
Ma intanto, in questi giorni è un altro il fronte caldo. In Parlamento ha quasi concluso il suo cammino, per la seconda volta, il disegno di legge sul Lavoro, che era stato rinviato alle Camere a fine marzo dal presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano. Ebbene, i problemi non sembrano essere stati superati. Al centro dello scontro tra maggioranza e opposizione è ancora la discussa norma sull’arbitrato per risolvere le controversie tra datore di lavoro e dipendente. Il Pdl, nel passaggio della legge al Senato, è infatti intenzionato a ripristinare una norma su cui era stato clamorosamente battuto alla Camera dall’opposizione: la possibilità di stabilire all’inizio del rapporto di lavoro di ricorrere sempre all’arbitrato, per le future controversie. Il Pd resta fermamente contrario e lancia anche l’allarme su una norma che, sostiene, introdurrebbe il licenziamento a voce, finora vietato. Ma su questo punto il ministero rispedisce l’accusa al mittente, parlando di un’interpretazione sbagliata e di “strumentalizzazioni”.
E allora i quarant’anni dello Statuto dei lavoratori cadono in un momento di acceso dibattito. In cui l’urgenza di soluzioni è accentuata dalla crisi, con 367 mila posti di lavoro bruciati in un anno e un boom di irregolarità da parte delle aziende, soprattutto sul fronte della tutela dei dipendenti. Temi di cui inevitabilmente si discuterà negli incontri organizzati per celebrare l’anniversario. Come quello di Uil e Fondazione Craxi, presenti i ministri Renato Brunetta e Maurizio Sacconi e la presidente della Confindustria, Emma Marcegaglia. O la tavola rotonda della Cisl in ricordo di Carlo Donat Cattin. Mentre la Cgil, che per l’anniversario ha ripercorso in un video (che si può vedere su Youtube) le battaglie che hanno portato alla conquista dello Statuto, si fermerà a ricordare il giuslavorista Massimo D’Antona, ucciso il 20 maggio 1999 dalle nuove Brigate rosse.
“Una grande legge riformista che cambiò profondamente la società italiana. Finalmente i diritti sanciti dalla Costituzione entravano nelle fabbriche”. Ascolta la dichiarazione di Stefani Craxi in occasione del 40esimo anniversario dello Statuto dei lavoratori.
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