di Eva Perasso

Vi sono zone d’Italia dove la raccolta differenziata dei rifiuti viene fatta porta a porta, e dove furgoncini e camion non possono arrivare a ritirare davanti alle case, si supplisce a dorso di mulo, proprio come avveniva prima dell’avvento dei motori. Succede per esempio nel centro Italia, nella Valle Latina, in alcune zone dei comuni di Artena e Carpineto Romano. Dal mulo alla grande città il passo è breve: la differenziata ritirata direttamente a casa è appena partita, tra gioia e polemiche, anche a Torino, mentre molti progetti hanno coinvolto tutte le grandi città italiane per sensibilizzare sulla necessità di separare i rifiuti prodotti, sia raccogliendoli davanti alle abitazioni, sia invitando all’uso dei cassonetti dedicati. Non a caso, proprio il ministero dell’Ambiente ha appena lanciato la sua campagna di comunicazione “Fai la differenza”, invitando i cittadini a scrivere direttamente a failaddiferenza@minambiente.it per segnalare disservizi e problemi legati alla gestione della differenziata sul territorio. Ma è in seno ai comuni che si gioca, giorno dopo giorno, la lotta al raggiungimento della soglia (per legge, tutti dovranno raggiungere almeno il 65 per cento) minima del riciclo.

PULIamo Milano
- Per aiutare i cittadini nella raccolta differenziata, molti comuni e aziende locali dei rifiuti si stanno dando da fare con nuovi strumenti e tra tutti, le applicazioni per smartphone e tablet vanno per la maggiore. In ordine di tempo, gli ultimi a lanciarne una sono stati il Comune di Milano (qui la differenziata è il 36 per cento dei rifiuti totali) e Amsa, l’azienda dei rifiuti, che con PULIamo hanno aperto un canale di comunicazione diretto con i cittadini. Scaricando l’applicazione gratuita, si possono scattare foto, lasciarsi geolocalizzare  e mandare la propria testimonianza agli enti competenti, che si impegneranno a intervenire nel più breve tempo possibile. E la stessa app funziona anche a Bergamo, Varese, Brescia.

Il rifiutologo di Bologna – Nel capoluogo emiliano invece il gruppo Hera ha lanciato ormai da diversi mesi il suo Rifiutologo: anche qui per questa app gratuita (disponibile per tutti i sistemi operativi) vale la regola della geolocalizzazione per conoscere il luogo più vicino dove portare i rifiuti, facendosi dare anche una mano nel capire, nei casi dubbi, dove un dato oggetto vada consegnato. Per aiutare chi un cellulare di ultima generazione non ce l’ha, a Bologna è stata fatta anche una consegna porta a porta della versione cartacea del Rifiutologo.

Se ricicli risparmi (sulla bolletta)
– Una delle idee migliori l’ha avuta poi il Comune di Pisa, dove chi differenzia raccoglie punti e ottiene poi uno sconto sulla Tarsu dell’anno successivo. Si può arrivare, se si diventa cittadini virtuosi, anche a un taglio del 30 per cento della tassa sulla spazzatura: l’anno scorso il Comune ha premiato 2504 utenti, ma come era prevedibile, ha anche dovuto segnalare alle autorità di polizia diversi casi dubbi di chi aveva portato quantitativi un po’ sospetti di rifiuti negli appositi centri di raccolta. Anche qui, per aiutare i cittadini esiste una app gratuita, PisaTiDifferenzia, lanciata a fine giugno.

Dai database nazionali ai giochi
- Sempre tra gli strumenti mobili per aiutare a differenziare in modo efficiente, anche a Genova è nata un’applicazione per smartphone. Si chiama ABCrifiuti, è disponibile al momento per Android e suggerisce dove buttare un dato oggetto. Ma anche a livello nazionale si trovano alcune app (non gestite direttamente dalle amministrazioni pubbliche) utili per imparare a differenziare in modo esatto. Dal “Dizionario dei rifiuti” per Android sviluppato da uno studente diciannovenne della provincia di Matera, che in tutte le regioni suggerisce dove andare a portare il dato oggetto di cui ci vogliamo disfare, a “Dove si butta”, che localizza il cestino giusto più vicino a noi. E differenziare, poi, può anche diventare un gioco: la app “Messer Viro” insegna livello dopo livello cosa fare di rifiuti organici, plastica, vetro, alluminio.