di Carola Frediani

La tempesta è passata, ma la festa è ancora lontana. La mobilitazione degli ambientalisti di tutto il mondo per spingere l’economia green a discapito di quella basata sui combustibili fossili si è infatti appena conclusa, ma la conferenza Onu di Rio, che a partire da mercoledì 20 Giugno entra nella sua fase cruciale, finora non ha ottenuto risultati significativi. E proprio per spingere la causa ecologista molte organizzazioni non governative, capitanate dal gruppo 350.org, hanno organizzato una Twitter Storm. Vale a dire una sessione di 24 ore di cinguettio frenetico, in cui si invitavano gli utenti a fare pressione sui governi mandando tweet e postando sui social media l’appello a terminare i sussidi ai combustibili fossili, quantificati in mille miliardi di dollari.

Stop ai sussidi per i combustibili fossili - #endfossilfuelsubsidies è stato infatti l’hashtag che ha dominato negli ultimi due giorni i Trending Topics di Twitter per un totale di 100mila tweets provenienti da tutto il mondo (Guarda lo Storify con i migliori).
A tenere le fila della manifestazione digitale è stata la piattaforma Endfossilfuelsubsidies.org, che permette facilmente di sottoscrivere una petizione da presentare ai leader del G20, di partecipare alla tempesta di tweet, e di disseminare informazioni sulla reale quantità di sussidi governativi più o meno nascosti all’economia del petrolio e del carbone: un tema su cui non c’è molta chiarezza, mancando dati certi e complessivi, come enunciato dagli stessi documenti degli attivisti, e in particolare di organizzazioni quali Oil Change International, che invocano una maggior trasparenza in questo settore. La stima è che si tratti almeno di 775 miliardi di dollari all’anno, ma si arriva fino a mille miliardi. E questo senza mettere in conto le cosiddette esternalità, cioè i costi davvero invisibili e collaterali prodotti dall’inquinamento sulla salute umana e sull’ambiente. Invisibili ma non incalcolabili: per l’Accademia Nazionale delle Scienze nei soli Stati Uniti si aggiravano, qualche anno fa, sui 120 miliardi di dollari all’anno.

Le richieste - Ma cosa chiedono, in buona sostanza, gli attivisti ai capi politici riuniti a Rio in questi giorni? Di concordare un piano per eliminare i sussidi ai combustibili fossili entro il 2015; di rendere più trasparenti i dati e le informazioni per tracciare questi stessi sussidi; di assistere i Paesi e le popolazioni più deboli; di individuare un’agenzia internazionale che debba gestire una simile riforma del sistema economico-produttivo.
In realtà Rio+20, la Conferenza delle Nazioni Unite sullo sviluppo sostenibile, è un evento cruciale non solo per gli ambientalisti. A 20 anni dallo storico Earth Summit tenutosi proprio nella città brasiliana, si sono registrate una continua domanda di energia, una crescita della popolazione (da 5,5 a 7 miliardi), la nascita di una economia green, basata su fonti rinnovabili, e una crisi finanziaria mondiale. E ora perfino l’Agenzia internazionale dell’energia (IEA) vede nell’energia pulita una sorta di scialuppa di salvataggio, come documenta questo recente rapporto.

Rio+20 online
- Il summit di Rio si può seguire dal sito ufficiale dell’Onu, che offre anche un live web cast; attraverso il dossier prodotto da WWF Italia; sul sito del Ministero dell’Ambiente italiano, dove ci sono vari documenti di approfondimento; sul sito no profit EarthSummit2012.org, si può trovare anche una cronologia storica dei vari incontri sullo sviluppo sostenibile, a partire da Stoccolma 1972; e naturalmente su Twitter tramite l’hashtag #rioplus20.