di Carola Frediani

Una palestra all’aperto che genera energia grazie all’esercizio fisico dei suoi utenti. Un’idea così semplice da essere disarmante. Ma fino a oggi nessuno l’aveva seriamente presa in considerazione. Come invece ha fatto la cittadina britannica di Hull, regione dello Yorkshire e Humber, che ha fatto installare nel parco pubblico di Shaw Park un piccolo centro fitness a cielo aperto, dotato delle principali attrezzature. E in grado, con l’energia prodotta dal movimento dei vari macchinari, di illuminare l’area circostante. Infatti, ogni volta che un abitante della zona utilizza uno degli strumenti cardio a disposizione, le energie profuse per bruciare calorie sono convertite in elettricità.

La struttura - La struttura è dotata di quattro macchine in grado di produrre energia: una cyclette, una ellittica (un attrezzo multifunzione che simula una camminata), una recumbent bike (le bici in cui si sta sdraiati) e una handbike (che serve per allenare le braccia). Ognuna di queste è in grado di generare fra i 60 e gli 80 watt all’ora a seconda della forma fisica e dello sforzo di chi la utilizza. E insieme permettono di accendere una serie di luci Led che di sera illuminano l’area di allenamento.
A realizzare la struttura, a forma di cuore e soprannominata The Green Hearth, la prima del genere in Gran Bretagna e, a detta dei suoi ideatori, nel resto del mondo, è stata The Great Outdoor Gym Company (TGOGC), azienda specializzata in strutture sportive all’aperto – nel Regno Unito ne ha già costruite oltre 350. Ma questa volta la novità è nell’autonomia energetica della palestra. Che, nel caso di aree fitness più ampie, potrebbe tradursi in un surplus da immettere direttamente nella rete elettrica nazionale.

“La palestra è gratis per gli utenti, ed è adatta anche ai bambini”, spiega a Sky.it Georgie Delaney, direttrice creativa di TGOGC. “È stata accolta bene dalla comunità, specie se si considera che si tratta di una zona abbastanza difficile, e priva di servizi. C’era anche il rischio di vandalismo. Anche per questo abbiamo pensato che se funzionava qui, poteva funzionare ovunque”.
E infatti l’azienda costruttrice, dopo questo primo test, ha intenzione di realizzare un centinaio di strutture simili all’anno, in accordo con le autorità locali, che sono poi i suoi clienti. Ma quanto deve sborsare un Comune per una palestra del genere? “The Green Hearth è costato circa 60mila sterline”, specifica ancora Delaney. Oltre ai macchinari che producono energia, e alle luci circostanti, la struttura comprende un indicatore luminoso che si accende quando gli utenti si allenano e che, come un termometro, misura in tempo reale l’energia prodotta; alcune panche per gli addominali; e un angolo ristoro in cui le persone possono pesarsi e calcolare il proprio indice di massa corporea, oltre che visionare le linee guida per stare in salute, redatte dall’azienda insieme al ministero britannico della Sanità.

Palestre green
- L’idea di usare la fatica sportiva per produrre energia non è nuova. Lo ha fatto per la prima volta nel 2007 una palestra ad Hong Kong. E negli Stati Uniti sono nate molte strutture (al chiuso) di questo genere. Un’azienda della Florida, ReRev, è specializzata nell’aggiornare attrezzature sportive in modo che generino elettricità. Mezz’ora di allenamento su un’ellittica così modificata produce circa 50 watt all’ora, abbastanza per accendere una lampadina fluorescente per 2 ore e mezza, o per caricare per 6 volte un telefonino.
Anche l’azienda The Green Revolution, del Connecticut, installa attrezzature che permettono a normali biciclette di produrre energia. Un gruppo di 20 sue cyclette adattate sarebbe in grado di generare 3,6 megawatt di energia rinnovabile all’anno. Abbastanza per alimentare la luce di 72 case per un mese.

Sostenibilità economica?
- Non tutti sono però convinti che questa strada sia economicamente sostenibile, almeno per i proprietari di palestre. Fare un aggiornamento di una macchina costerebbe diverse centinaia di dollari: un investimento che, considerato il guadagno energetico ottenuto, richiederebbe anni per rientrare. A meno di non considerare le cyclette green come una efficace campagna di marketing verso una clientela sempre più attenta all’ambiente.