di Isabella Fantigrossi

In Italia negli ultimi 50 anni la superficie urbanizzata è aumentata di quasi 600 mila ettari, come l’intero Friuli Venezia Giulia, e 33 ettari di territorio al giorno vengono invasi da nuove costruzioni. Non solo. Secondo le grigie previsioni di Fai e Wwf, che a gennaio scorso hanno presentato il rapporto "Terra rubata, viaggio nell’Italia che scompare", andando avanti così nei prossimi 20 anni altri 600 mila ettari naturali potrebbero essere edificati. Insomma, dicono le due associazioni, se non vogliamo che il cemento consumi altro suolo, c’è da correre ai ripari. Come? Per esempio promuovendo il riuso ambientale delle aree dismesse e il recupero di forme di archeologia industriale.

Una campagna partecipata - È questo il senso di "RiutilizziAmo l'Italia", la campagna partecipata online appena lanciata dal Wwf. L’associazione chiede a tutti, architetti e urbanisti ma anche studenti e semplici cittadini, di segnalare sul web fino al 31 ottobre tutte le aree degradate e inutilizzate conosciute e di immaginare come riconvertirle individuando un possibile riuso ambientale di interesse pubblico, come aree verdi, parchi o zone pedonali. Obiettivo finale del Wwf è così quello di mappare tutto il territorio abbandonato e di ''avviare poi'', spiega Adriano Paolella (guarda anche nel video qua sotto), direttore generale del Wwf Italia e docente di Tecnologia dell'Architettura presso l'Università degli Studi di Reggio Calabria, ''il più grande processo di recupero italiano dopo quello del dopoguerra. Un'azione di grande valenza ambientale, sociale ed economica attraverso la quale creare nuovi posti di lavoro, riqualificare l'ambiente e il paesaggio''.




Le aree non utilizzate - Tantissimo, del resto, è il territorio urbanizzato dismesso o sottoutilizzato: ''Il 30% dei 700 mila capannoni industriali esistenti in Italia si stima sia inutilizzato'', racconta Paolella, ''mentre circa 6700 sono i chilometri di ferrovie dismesse da riutilizzare insieme alle relative infrastrutture (piazzole, stazioni, ecc…)''. Decine sono le aree industriali, come Saline Joniche o Gioia Tauro, utilizzate solo in parte. ''Per non parlare poi delle aree militari: solo in Sardegna sono 4 milioni i metri cubi che non servono più a nessuno. Per costruire tutto questo sono state spese enormi energie'', dice Adriano Paolella. ''Perché oggi dobbiamo spenderne di nuova e consumare altro suolo? Molto meglio valorizzare l’esistente e farlo tornare bene comune, anche per un motivo estetico: ciò che è abbandonato è brutto da vedere. Per questo è importante il contributo di tutti. Il Wwf fa semplicemente da catalizzatore delle idee degli altri''. Una volta realizzata la mappa delle aree segnalate da riqualificare, le proposte saranno indirizzate alle pubbliche amministrazioni.

Esperienze virtuose: il caso di forte Marghera - La campagna "RiutilizziAmo l'Italia", che è supportata da una vasta rete di docenti universitari, vorrebbe tra l’altro evidenziare le esperienze virtuose già realizzate di recupero del territorio e di resistenza al cemento. Tra queste il caso di forte Marghera, un’antica area fortificata di proprietà del Comune di Venezia che dal ’96 non è più area militare, di cui ha parlato anche Luca Martinelli nel volumetto "Salviamo il paesaggio!", appena uscito per Altreconomia. L’area di forte Marghera, una quarantina di ettari di terra, acqua e canali gestiti dalla società Marco Polo System, è oggi utilizzata come parco pubblico. Il rischio però che all’area venga data una destinazione immobiliare non è accantonato. Così tra 2011 e 2012 è nato un comitato di cittadini, il Gruppo di lavoro per Forte Marghera, che ha avviato un percorso di progettazione partecipata, coinvolgendo anche scuole e università, per proporre idee sul futuro di forte Marghera.

Il Censimento del cemento - Il Wwf, comunque, non è l’unica associazione che si sta muovendo per cercare di quantificare gli edifici vuoti e sfitti. Uno di questi è il Forum Italiano dei Movimenti per la terra e il paesaggio, nato nel 2011 dal movimento ''Stop al consumo di territorio'' e da Slow Food, che ha avviato a febbraio un censimento tra tutti gli 8.101 Comuni italiani, da concludersi il prossimo agosto, per quantificare l’enorme patrimonio edilizio vuoto di proprietà dei Comuni da riqualificare. Se poi il censimento non dovesse dare le risposte sperate, visto che è volontario e gli enti locali non sono tenuti a partecipare, il Forum proporrà una legge di iniziativa popolare per reperire le informazioni chieste attraverso il Censimento del cemento.