di Isabella Fantigrossi

Più che di riposo si tratta di lavoro ma per chi ama la campagna e ha a disposizione un piccolo budget questa, nelle aziende agricole biologiche, è la vacanza ideale. Si dedica qualche ora al giorno ad aiutare i proprietari nelle mansioni agricole e si ha in cambio vitto e alloggio gratuito a stretto contatto con la natura. Questo modello di turismo slow si chiama Wwoofing, dal nome dell’associazione – Wwoof, World Wide Opportunities on Organic Farms, nata in Inghilterra nel 1971 e oggi presente in 53 Paesi in tutto il mondo, dalla Danimarca all’Argentina, dal Ghana all’India e alla Cina – che consente di mettere in contatto aziende in cerca di volontari e aspiranti contadini. In Italia basta iscriversi all’associazione nazionale pagando una quota annuale di 25 euro per ricevere l’elenco di tutte le fattorie biologiche disposte ad ospitare turisti, per qualche giorno o anche per più settimane, e la copertura assicurativa in caso di incidenti. A questo punto si contatta il posto scelto per mettersi d’accordo sul periodo, sull’alloggio e sul tipo di lavoro da svolgere. E così c’è chi sceglie di prendersi qualche giorno di vacanza in piena estate e aiutare i proprietari a raccogliere la frutta dagli alberi o a dar da mangiare agli animali e chi invece parte a settembre o ottobre per vendemmiare. E sempre a costo praticamente zero. Uniche richieste: un po’ di spirito di adattamento e molta voglia di rimboccarsi le maniche. Come a Riparbella in provincia di Pisa, una delle dieci migliori mete per wwoofers in tutto il mondo secondo il Guardian, dove si cerca chi è disposto a raccogliere olive tra ottobre e novembre in cambio di sistemazione in uno degli appartamenti dell’agriturismo. Per viaggiare nelle fattorie all’estero, invece, bisogna iscriversi all’associazione del Paese in cui si intende soggiornare. 

In tempo di crisi, l’associazione, che è consigliata dalla stessa Unione Europea tra le organizzazioni di volontariato attive nel continente, attira sempre più iscritti in tutto il mondo: dagli anni ’70 - quando la segretaria londinese Sue Coppard fondò Wwoof per trovare le aziende agricole più rispettose dell’ambiente per passare i suoi weekend in campagna - a oggi, il network internazionale conta più di 12mila fattorie ospitanti e circa 80mila turisti volontari in tutto il mondo. E anche se Wwoof è la più famosa e quella nata proprio per diffondere stili di vita ecosostenibili, non è l’unica associazione per turisti volontari in cerca di alloggi gratuiti. Help Exchange, nato nel 2001, consente di trovare non solo fattorie biologiche ma anche barche a vela, ostelli o bed&breakfast disposti a ospitare a costo zero in cambio di una mano nelle faccende di tutti i giorni. È presente in moltissimi paesi e anche in Italia. Più conosciuto in America e in Australia, ma attivo anche in Europa e in Italia, è invece Workaway, nato per favorire scambi in tutto il mondo e consentire di imparare gli stili di vita locali.