di Isabella Fantigrossi

A Roma come a Londra. Per la prima volta il 28 aprile due grandi capitali europee daranno voce alle richieste di chi ogni giorno si sposta tra mille difficoltà sulle due ruote. Come? Organizzando due "bicifestazioni", sit-in di migliaia di ciclisti per rivendicare i propri diritti, chiedere sicurezza e promuovere la mobilità dolce in città. In Gran Bretagna l’evento è promosso dal Times che già a febbraio scorso aveva dato il via alla campagna "Cities fit for cycling". A Roma, invece, ci pensano i blogger di #Salvaiciclisti, il movimento nato proprio per dare seguito all’iniziativa londinese. Con lo slogan "Veni, vidi, bici", l’appuntamento è alle 15 in via dei Fori Imperiali, uno luogo non casuale (leggi come partecipare). "E' uno dei biglietti da visita della città, un posto molto amato dai romani", dicono quelli di #Salvaiciclisti. "Gli stranieri si sorprendono nel vedere che l'area archeologica è tagliata in due da un'arteria a forte traffico, mentre i romani attendono da 32 anni il completamento del piano del sindaco Petroselli del 1980 che prevedeva la completa chiusura al traffico della zona. #Salvaiciclisti farà vedere come i Fori possono essere liberi dal traffico". All’evento si potrà partecipare, oltre che in bicicletta, anche a piedi, coi pattini, con lo skateboard, con qualsiasi mezzo non a motore. "Venite col veicolo che volete. Ma partecipate in tanti. Per cambiare strada c'è bisogno di tutti".

Intanto, a dieci giorni dalla bicifestazione romana, sul fronte istituzionale qualcosa si sta muovendo. Mercoledì 18 una delegazione del movimento #Salvaiciclisti e della Fiab (Federazione Italiana Amici della Bicicletta) è stata ricevuta in audizione dalla Commissione Trasporti della Camera. All’ordine del giorno la discussione di proposte di modifica del Codice della strada con norme di maggior tutela per ciclisti e pedoni. Le associazioni hanno chiesto – si può recuperare la discussione alla Camera su Twitter attraverso gli hashtag #bicinparlamento e #salvaiciclisti oppure leggere il post di #Salvaiciclisti – di introdurre nel Codice il controsenso ciclabile, segnali di indicazione ciclistica, la linea di arresto avanzata per le biciclette e modalità di attraversamento apposite agli incroci con semaforo. In più per #Salvaiciclisti e Fiab bisognerebbe rendere obbligatoria la raccolta dei dati sulla mobilità e la redazione di piani di sicurezza stradale da parte delle amministrazioni locali, oltre che adottare un piano nazionale della mobilità ciclistica e individuarne delle modalità di finanziamento (legge 366/98). "È interessante notare – ha detto alla fine Edoardo Galatola, responsabile sicurezza Fiab - che invece dei 45 minuti previsti, per l’interesse manifestato sull’argomento, la durata dell'audizione si è prolungata, tra interventi e repliche, per 1 ora e 15 minuti. Ora l'auspicio generale è una veloce concretizzazione di quanto discusso".

I dati infatti non sono confortanti. Se è vero che il numero dei ciclisti in Italia continua ad aumentare, cresce anche la richiesta di maggiore sicurezza sulle strade. Secondo una ricerca realizzata da Nextplora, Linear Assicurazioni, la compagnia on line del gruppo Unipol - le biciclette che circolano sulle strade urbane sono ormai 25 milioni e sono diventate uno dei mezzi più utilizzati per muoversi in città. Ne è una prova il fatto che sempre più Comuni stanno offrendo il servizio di bike sharing. Ma i disagi sono ancora troppo elevati. Il 65% degli intervistati ha chiesto la realizzazione di piste ciclabili con un picco del 70% tra gli abitanti del nord. In Italia ce ne sono 3.227 km in totale, troppo poche se paragonate al resto d'Europa. A livello di sicurezza, poi, il rischio medio di mortalità per un ciclista nel bel Paese è di 1,92%, più del doppio (0,77%) rispetto a chi va in auto e 6 volte più alto (0,31%) di chi sceglie l'autobus.