Guarda anche:
Prodotti high-tech green, ecco i voti di Greenpeace
Green Rankings 2011, ecco le aziende più verdi al mondo

di Carola Frediani

I leader dell’innovazione devono anche essere dei modelli per l’ambiente, attraverso l’esempio, le tecnologie proposte e perfino le attività di lobbying. È l’assunto di fondo dell’ultimo rapporto di Greenpeace, secondo il quale Google è l’azienda più verde del mondo hi-tech. Una medaglia d’oro conquistata soprattutto grazie allo sforzo politico profuso per influenzare il dibattito sul clima e le energie pulite di Europa e Stati Uniti.

I passi in avanti di Google - Un’attività di pressione che l’organizzazione ambientalista, nel suo ultimo rapporto Cool IT (qui in versione Pdf) dedicato alle performance ecologiche dei giganti dell’informatica e delle telecomunicazioni, ritiene fondamentale. Per questo Cisco, il colosso delle reti che fino all’anno scorso deteneva la prima posizione in classifica, ha ceduto il passo, anche se è ancora molto bravo a proporre soluzioni tecnologiche che riducano l’impronta ecologica. Così come fanno Ericsson, rispettivamente al terzo e al quarto posto sulla lavagna dei buoni di Greenpeace (vedi qui la classifica).
Il motore di ricerca di Mountain View, dal suo canto, si distingue per l’utilizzo di rinnovabili per il 25 per cento delle proprie infrastrutture: è il maggior investitore, con 915 milioni di dollari, in progetti di energia pulita; e oltre ad aver spinto per il clean tech negli Stati Uniti, sua nazione d’origine, è anche l’unica azienda ICT, insieme a Vodafone, a sostenere l’innalzamento dell’attuale target europeo di riduzione dei gas serra del 20 per cento entro il 2020 al 30 per cento.

L’impronta ecologica delle ricerche - Sembra dunque lontano il ricordo delle polemiche, emerse qualche tempo fa in seguito a uno studio di Harvard, in merito al consumo di CO2 prodotto dalla semplice azione di cercare una parola su Google. All’epoca si parlò di 0,2 grammi di emissioni di anidride carbonica al secondo, anche se quei dati furono contestati dalla casa di Mountain View. In ogni caso, concordano gli ecologisti, la crescita di infrastrutture di telecomunicazione e di data center, trainati dalla tendenza del cloud computing, pone seri problemi di approvvigionamento energetico.

Facebook e Apple, i grandi assenti - Anche per questo nella lista verde dei guerriglieri arcobaleno ci sono due assenze che pesano. La prima è quella di Facebook, esclusa dalla lista perché impegnata, anche dopo le “sgridata” degli ambientalisti, a cambiare le proprie politiche energetiche e a passare a fonti rinnovabili. Dunque con il social network i conti si faranno il prossimo anno.
Il secondo vuoto è invece rappresentato da Apple che, secondo il rapporto Cool IT, non avrebbe dimostrato leadership nella spinta verso soluzioni più ecologiche malgrado i profitti record e le ampie disponibilità finanziarie. Insomma, una dura reprimenda verso la Mela morsicata, più volte presa di mira da Greenpeace anche in passato. Basti ricordare la battaglia del 2007 contro l’iPhone, accusato di contenere sostanze tossiche come il Pvc e i ritardanti di fiamma.  Scontro che poi si era placato lo scorso novembre, dopo che l’azienda di Cupertino aveva cambiato i materiali usati nei propri apparecchi, tanto da guadagnarsi il quarto posto nella classifica green redatta dalla stessa Greenpeace tra i produttori di elettronica di consumo. Ma anche per i colossi dell’hi-tech evidentemente gli esami non finiscono mai.